Notiziario religioso  8-21  GENNAIO 2018

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Inhaltsverzeichnis

1.       L’omelia del Papa all’Epifania: “donare gratuitamente” e “fare il bene senza calcoli”  1

2.       Il Papa: «La fede si trasmette solo in dialetto, la lingua intima delle famiglie»  1

3.       Papa Francesco: Educare gli alunni all’apertura sociale e culturale  1

4.       Le migrazioni e lo spettro dell’atomica, sfide globali 1

5.       Il Cile in attesa di Papa Francesco. Viaggio Apostolico dal 15 al 18 gennaio 2018  2

6.       Gmm: martedì la presentazione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato con Mons. Galantino  2

7.       Una nota delle Acli sul biotestamento, una legge sulla dignità della vita  2

8.       Incontro Bilaterale delle Commissioni episcopali per le migrazioni Italia – Svizzera  3

9.       Tracciare sentieri di speranza e di pace  3

10.   Scalabriniane: Europa responsabile grido d'aiuto che viene dall'Africa  3

11.   Papa alla Curia: "Basta complotti, sono un cancro"  3

12.   La politica sia meno cinica sui migranti 4

13.   La festa natalizia alla Missione di Kempten  4

 

 

1.       Ethikrat warnt vor „besorgniserregenden“ Eingriffen ins menschliche Erbgut 5

2.       Dialog- und Solidaritätsreise von Erzbischof Schick nach Kuba  5

3.       Überleben der katholischen „Tagespost“ vorerst gesichert 5

4.       Sternsinger beim Papst: Ein außergewöhnliches Erlebnis  5

5.       Nicht nur in Italien: Der „Vatikan" in Stuttgart 6

6.       Schönborn warnt vor Rechtsruck und Nationalismus in Europa  6

7.       Neujahrspredigt. Papst ruft Christen zu Mitgefühl für Flüchtlinge auf 6

8.       Italien: Lob für den Papst 6

9.       Dem Kirchensteuerzahler – Ein Dank  7

10.   Deutschland: Sternsinger gegen Kinderarbeit in Indien  7

11.   Papst an Taizé-Treffen: Gegenseitig bereichern statt einsam sein  7

12.   Erfolg für „Prediger-App“ des Vatikans  8

13.   Die Angst geht um   8

14.   Glaubenswechsel als „Nagelprobe der Religionsfreiheit“  8

15.   Generalaudienz: Papst gegen verkaufsoffene Sonntage  9

16.   Italien: Übertriebene Therapie nicht besser als Euthanasie  9

 

 

 

L’omelia del Papa all’Epifania: “donare gratuitamente” e “fare il bene senza calcoli”

 

“Sappiamo ancora alzare lo sguardo al cielo?”. “La stella di Gesù non acceca” e “ti accompagna”, “le nostre mani sono spesso vuote di amore”

 

Papa Francesco, alla messa delle’Epifania: “per trovare Gesù bisogna lasciare la paura di mettersi in gioco, la pigrizia di non chiedere più nulla alla vita”. “Fare il bene senza calcoli, anche se nessuno ce lo chiede, anche se non ci fa guadagnare nulla, anche se non ci fa piacere. Dio questo desidera”. È il monito lanciato da Papa Francesco nell’omelia per la festa dell’Epifania, celebrata oggi nella basilica di San Pietro. “Arrivati da Gesù, dopo il lungo viaggio, i Magi fanno come Lui: donano”, ha ricordato il Papa, aggiungendo che “Gesù è lì per offrire la vita, essi offrono i loro beni preziosi: oro, incenso e mirra”. “Il Vangelo si realizza quando il cammino della vita giunge al dono”, ha evidenziato Francesco, sottolineando che si tratta di “donare gratuitamente, per il Signore, senza aspettarsi qualcosa in cambio: questo è segno certo di aver trovato Gesù”. “Egli – ha continuato – fattosi piccolo per noi, ci chiede di offrire qualcosa per i suoi fratelli più piccoli”. E alla domanda: “Chi sono?”, il Papa ha risposto che “sono proprio quelli che non hanno da ricambiare, come il bisognoso, l’affamato, il forestiero, il carcerato, il povero”. “Offrire un dono gradito a Gesù – ha spiegato – è accudire un malato, dedicare tempo a una persona difficile, aiutare qualcuno che non ci suscita interesse, offrire il perdono a chi ci ha offeso”. “Sono doni gratuiti, non possono mancare nella vita cristiana”, ha ammonito Francesco. “Altrimenti, ci ricorda Gesù, se amiamo quelli che ci amano, facciamo come i pagani”. “Guardiamo le nostre mani, spesso vuote di amore, e proviamo oggi a pensare a un dono gratuito, senza contraccambio, che possiamo offrire. Sarà gradito al Signore. E – ha suggerito – chiediamo a Lui: ‘Signore, fammi riscoprire la gioia di donare’”. Sir 6

 

 

 

 

Il Papa: «La fede si trasmette solo in dialetto, la lingua intima delle famiglie»

 

Nella Cappella Sistina Francesco ha battezzato 34 neonati, secondo la tradizione: «Se hanno fame allattateli senza paura. Il pianto è la lingua dei bambini, che piace tanto a Gesù e nelle vostre preghiere siate semplici come loro» - di Ester Palma

 

«Io voglio dirvi una cosa soltanto, che tocca a voi: la trasmissione della fede può farsi soltanto in dialetto. Nel dialetto della famiglia, nel dialetto di papà e mamma, di nonno e nonna». Nella Cappella Sistina, sotto gli affreschi di Michelangelo che sono un patrimonio dell’umanità da molto prima della fondazione dell’Unesco, si alzano le «voci» di 34 neonati, con i loro genitori e parenti: a battezzarli è papa Francesco in persona, secondo la tradizione della Chiesa che celebra nella prima domenica dell’anno il Battesimo di Gesù. Come al solito il Papa parla a braccio: «Poi verranno i catechisti a sviluppare questa prima trasmissione, con le idee, con le spiegazioni. Ma non dimenticatevi questo: la fede si “passa” ai figli in dialetto, e se manca il dialetto, se a casa non si parla fra i genitori quella lingua dell’amore, la trasmissione non è tanto facile, non si potrà fare. Non dimenticatevi: il vostro cuore è trasmettere la fede, ma farlo con l’amore della casa vostra, della famiglia».

«Coi figli parlate il linguaggio dell’amore»

Francesco ha poi invitato le mamme e i papà delle 18 bambine e dei 16 bambini in attesa del battesimo a «allattarli se hanno fame»: «Fatelo senza paura, dategli da mangiare anche questo è un linguaggio d’amore». Il loro pianto e i loro vagiti sono per il Papa il «dialetto dei bambini»: «Adesso stanno zitti ma è sufficiente che uno dia il tono e poi l’orchestra segue: è la lingua dei bambini, parlano come possono ma è la lingua che piace tanto a Gesù e nelle vostre preghiere siate semplici come loro, dite come loro anche con il pianto. Il dialetto dei genitori per trasmettere la fede. E dialetto dei bambini che va ricevuto dai genitori per crescere nella fede». CdS 7

 

 

 

Papa Francesco: Educare gli alunni all’apertura sociale e culturale

 

Papa Francesco ha incentrato il suo discorso all’Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC) ricevuta stamattina in udienza a conclusione del XXI Congresso nazionale AIMC dal titolo “Memoria e futuro. Periferie e frontiere dei saperi professionali” (Roma, 3 – 5 gennaio 2018) su tre punti: “la cultura dell’incontro, l’alleanza tra scuola e famiglia e l’educazione ecologica”.

Il Santo Padre ha sottolineato l’importanza di educare gli alunni all’apertura sociale e culturale e al rispetto del prossimo stigmatizzando pregiudizi e aggressività. Papa Francesco ritiene fondamentale l’alleanza educativa tra la scuola e la famiglia, istituzione a suo avviso in crisi. Per questo il Pontefice ha invitato a “una nuova ‘complicità’ tra insegnanti e genitori”. Infine, Papa Francesco ha spiegato l’importanza dell’educazione ad uno stile di vita “basato sull’atteggiamento della cura per la nostra casa comune che è il creato”. “L’ecologia a cui educare dev’essere integrale”, ha precisato il Pontefice, rimarcando che “l’educazione deve puntare al senso di responsabilità.”

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge ai presenti all’incontro

 

Cari fratelli e sorelle, do il benvenuto a voi, rappresentanti dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici, in occasione del vostro Congresso nazionale, e ringrazio il Presidente per le sue parole. Vorrei proporvi tre punti di riflessione e di impegno: la cultura dell’incontro, l’alleanza tra scuola e famiglia e l’educazione ecologica. E anche un incoraggiamento al fare associazione. Per prima cosa, vi ringrazio per il contributo che date all’impegno della Chiesa per promuovere la cultura dell’incontro. E vi incoraggio a farlo, se possibile, in maniera ancora più capillare e incisiva. In effetti, in questa sfida culturale sono decisive le basi che vengono poste negli anni dell’educazione primaria dei bambini. Gli insegnanti cristiani, sia che operino in scuole cattoliche sia in scuole statali, sono chiamati a stimolare negli alunni l’apertura all’altro come volto, come persona, come fratello e sorella da conoscere e rispettare, con la sua storia, i suoi pregi e difetti, ricchezze e limiti. La scommessa è quella di cooperare a formare ragazzi aperti e interessati alla realtà che li circonda, capaci di cura e di tenerezza – penso ai bulli –, che siano liberi dal pregiudizio diffuso secondo il quale per valere bisogna essere competitivi, aggressivi, duri verso gli altri, specialmente verso chi è diverso, straniero o chi in qualsiasi modo è visto come ostacolo alla propria affermazione. Questa purtroppo è un’“aria” che spesso i nostri bambini respirano, e il rimedio è fare in modo che possano respirare un’aria diversa, più sana, più umana. E per questo scopo è molto importante l’alleanza con i genitori. E qui veniamo al secondo punto, cioè all’alleanza educativa tra la scuola e la famiglia. Tutti sappiamo che questa alleanza è da tempo in crisi, e in certi casi del tutto rotta. Una volta c’era molto rinforzo reciproco tra gli stimoli dati dagli insegnanti e quelli dai genitori. Oggi la situazione è cambiata, ma non possiamo essere nostalgici del passato. Bisogna prendere atto dei mutamenti che hanno riguardato sia la famiglia sia la scuola, e rinnovare l’impegno per una costruttiva collaborazione – ossia, ricostruire l’alleanza e il patto educativo –per il bene dei bambini e dei ragazzi. E dal momento che questa sinergia non avviene più in modo “naturale”, bisogna favorirla in modo progettuale, anche con l’apporto di esperti in campo pedagogico. Ma prima ancora bisogna favorire una nuova “complicità” – sono cosciente dell’uso di questa parola –, una nuova complicità tra insegnanti e genitori. Anzitutto rinunciando a pensarsi come fronti contrapposti, colpevolizzandosi a vicenda, ma al contrario mettendosi nei panni gli uni degli altri, comprendendo le oggettive difficoltà che gli uni e gli altri oggi incontrano nell’educazione, e così creando una maggiore solidarietà: complicità solidale. Il terzo aspetto che voglio sottolineare è l’educazione ecologica (cfr Enc. Laudato si’, 209- 2015). Naturalmente non si tratta solo di dare alcune nozioni, che pure vanno insegnate. Si tratta di educare a uno stile di vita basato sull’atteggiamento della cura per la nostra casa comune che è il creato. Uno stile di vita che non sia schizofrenico, che cioè, ad esempio, si prenda cura degli animali in estinzione ma ignori i problemi degli anziani; o che difenda la foresta amazzonica ma trascuri i diritti dei lavoratori ad un giusto salario, e così via. Questa è schizofrenia. L’ecologia a cui educare dev’essere integrale. E soprattutto l’educazione deve puntare al senso di responsabilità: non a trasmettere slogan che altri dovrebbero attuare, ma a suscitare il gusto di sperimentare un’etica ecologica partendo da scelte e gesti di vita quotidiana. Uno stile di comportamento che nella prospettiva cristiana trova senso e motivazione nel rapporto con Dio creatore e redentore, con Gesù Cristo centro del cosmo e della storia, con lo Spirito Santo fonte di armonia nella sinfonia del creato. Infine, cari fratelli e sorelle, voglio aggiungere una parola sul valore di essere e fare associazione. E’ un valore da non dare per scontato, ma da coltivare sempre, e i momenti istituzionali come il Congresso servono a questo. Vi esorto a rinnovare la volontà di essere e fare associazione nella memoria dei principi ispiratori, nella lettura dei segni dei tempi e con lo sguardo aperto all’orizzonte sociale e culturale. Non abbiate paura delle differenze e anche dei conflitti che normalmente ci sono nelle associazioni laicali; è normale che ci siano, è normale. Non nascondeteli, ma affrontateli con stile evangelico, nella ricerca del vero bene dell’associazione, valutato sulla base dei principi statutari. L’essere associazione è un valore ed è una responsabilità, che in questo momento è affidata a voi. Con l’aiuto di Dio e dei pastori della Chiesa, siete chiamati a far fruttare questo talento posto nelle vostre mani. Grazie. Vi ringrazio per questo incontro e benedico di cuore voi, tutta l’associazione e il vostro lavoro. Anche voi, per favore, pregate per me. Zenit 5

 

 

 

 

Le migrazioni e lo spettro dell’atomica, sfide globali

 

Un no deciso alla guerra, quello di papa Francesco, e un no deciso alle armi nucleari. Il Pontefice sta chiedendo in tutti i modi a noi, uomini e donne del XXI secolo, di assumere una visione diversa su noi stessi, perché impariamo a riconoscerci un’unica famiglia. Una visione fondata sulla solidarietà, non sulla paura, sulla chiusura e sull’egoismo - Alessio Magoga

 

Un ragazzo con il fratellino morto legato sulla schiena in attesa del proprio turno al crematorio: la celebre foto, scattata da un soldato americano dopo il bombardamento atomico a Nagasaki, è stata scelta da papa Francesco per denunciare i drammatici effetti della guerra, in particolare della guerra nucleare. Fatta stampare su di un cartoncino, è stata distribuita pochi giorni fa.

Un no deciso alla guerra, quello di papa Francesco, e un no deciso alle armi nucleari. Il Pontefice sta chiedendo in tutti i modi a noi, uomini e donne del XXI secolo, di assumere una visione diversa su noi stessi, perché impariamo a riconoscerci un’unica famiglia. Una visione fondata sulla solidarietà, non sulla paura, sulla chiusura e sull’egoismo. Lo ha fatto anche con il recente – e decisamente scomodo agli occhi di molti – messaggio per la Giornata mondiale della pace: “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”. Decisivo è quello che esprime nelle ultime battute del suo messaggio, prendendo a prestito le parole di san Giovanni Paolo II: “Se il ‘sogno’di un mondo in pace è condiviso da tanti, se si valorizza l’apporto dei migranti e dei rifugiati, l’umanità può divenire sempre più famiglia di tutti e la nostra terra una reale ‘casa comune’”.

Cioè, siamo tutti su di una stessa barca – la casa comune, la nostra terra – e siamo chiamati a prenderci cura gli uni degli altri. In questo scenario solidale, tutti abbiamo una responsabilità e rappresentiamo una risorsa: sia chi accoglie, sia chi è in viaggio alla ricerca di una mèta sicura. La data del messaggio – il 13 novembre – è poi una data particolarmente significativa perché è quella della memoria liturgica, in alcune diocesi della Lombardia, di santa Francesca Saverio Cabrini: una “piccola grande donna, che consacrò la propria vita al servizio dei migranti, diventandone poi la celeste patrona”.

Nata nel Lodigiano nel 1850, santa Francesca fondò l’Istituto delle Missionarie del Sacratissimo Cuore di Gesù e si adoperò per assistere soprattutto gli italiani emigrati negli Stati Uniti. Agli inizi del Novecento, infatti, emigrarono in America quasi cinque milioni di nostri connazionali: un dato che non possiamo dimenticare. Per papa Francesco, allora, la pace si costruisce se si affronta con più coraggio e in modo diverso, cioè più solidale e realistico, la sfida rappresentata dalle migrazioni. Sono oltre 250 milioni, infatti, i migranti nel mondo, dei quali 22 milioni e mezzo sono rifugiati.

“Questi ultimi – ribadisce papa Francesco facendo eco a Benedetto XVI – sono uomini e donne, bambini, giovani e anziani che cercano un luogo dove vivere in pace. Per trovarlo, molti di loro sono disposti a rischiare la vita in un viaggio che in gran parte dei casi è lungo e pericoloso, a subire fatiche e sofferenze, ad affrontare reticolati e muri innalzati per tenerli lontani dalla mèta”. Chi accoglie – afferma il Pontefice – deve certamente stabilire misure pratiche, “nei limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso, per permettere quell’inserimento” e, inoltre, ha “una precisa responsabilità verso le proprie comunità, delle quali devono assicurare i giusti diritti e lo sviluppo armonico”.

Allo stesso tempo, però, il Papa chiede ai Paesi di destinazione di non cedere alla retorica che enfatizza i rischi per la sicurezza nazionale o l’onere dell’accoglienza dei nuovi arrivati: “Quanti fomentano la paura nei confronti dei migranti – avverte papa Francesco –, magari a fini politici, anziché costruire la pace, seminano violenza, discriminazione razziale e xenofobia “. Per la comunità internazionale gli elementi a disposizione fanno presagire che le migrazioni globali continueranno a segnare ancora a lungo il futuro del nostro pianeta. Per alcuni si tratta di una minaccia: “Io, invece – afferma perentoriamente il Papa –, vi invito a guardarle con uno sguardo carico di fiducia, come opportunità per costruire un futuro di pace”.  Sir 5

 

 

 

 

Il Cile in attesa di Papa Francesco. Viaggio Apostolico dal 15 al 18 gennaio 2018

 

Manca una settimana al primo viaggio internazionale di Papa Francesco del nuovo anno. Dal 15 al 18 gennaio il Santo Padre visiterà il Cile, prima meta dell’itinerario, per poi proseguire in Perù fino al 22.

Per contenere i costi del viaggio, Papa Francesco ha chiesto di evitare spese inutili usando materiali e beni riciclabili; è quanto ha affermato il direttore esecutivo della visita di Papa Francesco, Javier Peralta, al giornale cileno T13. Così, è stato dato seguito alla richiesta del Papa predisponendo allestimenti, per esempio altari, riutilizzabili in altre circostanze. Secondo T13, solo gli altari occuperanno una superficie di 4.500 metri quadrati; saranno preparate 600.000 ostie per la comunione dei fedeli.

I costi della visita saranno divisi fra la Chiesa Cattolica e lo Stato Cileno, a carico del quale saranno gli oneri economici per la sicurezza del Santo Padre e gli incontri del Pontefice con le Autorità.

Secondo T13 la spesa complessiva prevista sarà di quattro milioni di pesos, dei quali il 42 per cento per gli eventi di Santiago, il 28 per la messa ad Iquique, il 22 per la visita a Temuco, il 5 per stipendi e il 3 per costi strutturali. Eventuali eccedenze saranno donate a organizzazioni senza scopo di lucro che aiutano gli immigrati. I beneficiari sono stati selezionati dalla Caritas del Cile e dal Vaticano.

La Conferenza Episcopale Peruviana (CEP) e Twitter hanno presentato emoji e hashtag ufficiali creati per la visita di Papa Francesco dal 18 al 21 gennaio 2018, secondo quanto l’agenzia cattolica aciprensa.

L’emoji raffigura il viso sorridente del Santo Padre ed è visibile accanto agli hashtag #FranciscoenPerú e #UnidosporlaEsperanza.

Subito dopo il Viaggio Apostolico in Cile dal 15 al 18 gennaio, Papa Francesco visiterà il Perù. Le mete previste sono Lima, Puerto Maldonado eTrujillo.

Oltre ai due hashtag è stato creato anche l’account Twitter @PapaFranciscoPe.

Dip 6

 

 

 

 

Gmm: martedì la presentazione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato con Mons. Galantino   

 

Roma - Domenica 14 gennaio si celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018. Il Messaggio di Papa Francesco sul tema "Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati" e le iniziative della Chiesa italiana saranno presentate in conferenza stampa martedì 9 gennaio, alle 12.00, da Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI, Mons. Guerino Di Tora, Vescovo Ausiliare di Roma e Presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes, e da Don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes. Modera l’incontro l’autrice e conduttrice di Tv2000 Monica Mondo.

L’appuntamento è a Roma, presso la Sala Marconi della Radio Vaticana (Piazza Pia, 3). Nel corso della conferenza stampa verrà anche presentato il programma ‘Italiani anche noi’, dello scrittore e insegnante Eraldo Affinati, che racconta l’Italia dell’accoglienza: un viaggio in dieci tappe alla scoperta delle Penny Wirton, le scuole di italiano per stranieri, gratuite, fondate da Affinati e dalla moglie Luce Lenzi. Il programma andrà in onda su Tv2000, a partire dal 14 gennaio, la domenica alle 19.30.

Il 14 gennaio, II domenica del Tempo Ordinario, in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, alle ore 10, Papa Francesco celebrerà la Santa Messa nella basilica vaticana. La celebrazione sarà teletrasmessa da Rai Uno. Al termine la trasmissione “A Sua Immagine” dedicherà la puntata al tema dei migranti. Dip 7

 

 

 

 

Una nota delle Acli sul biotestamento, una legge sulla dignità della vita

 

ROMA - Il biotestamento è legge. Approvato dalla Camera il 20 aprile scorso, il disegno di legge ha ricevuto il via libera definitivo al Senato lo scorso 14 dicembre. La legge si struttura sostanzialmente in due parti: la prima sul consenso informato e la seconda sul testamento biologico, chiamato “disposizioni anticipate di trattamento” (Dat).

Il consenso informato è la sintesi di tre diritti fondamentali della persona: l’autodeterminazione prevista dall’articolo 2 della Costituzione, l’inviolabilità della persona umana come “libertà della persona di disporre del proprio corpo” prevista dall’articolo 13 e il diritto alla salute previsto dall’articolo 32.

La complessità della materia e la delicatezza dei punti che sono stati affrontati, alcuni condivisibili altri meno, rendono evidente come debba essere stato difficile scrivere una legge che non solo potesse essere condivisa, ma anche interpretata in modo univoco su un tema difficile come la vita, la dignità della vita, la sofferenza e il dolore.

Per questo, vogliamo condividere alcune considerazioni sul testo delle legge, suddividendoli per punti:

La legge non tratta né di suicidio assistito né di eutanasia;

La legge allarga la responsabilità della cura, parlando per la prima volta di equipe sanitaria, composta dal medico ma anche da assistenti psicologi e, se lo vogliono, anche dai familiari;

Si allarga l’area informativa, affinché il consenso sia realmente informato. La legge prevede che “Il tempo della comunicazione tra medico e paziente costituisce tempo di cura”. Inoltre, “ la formazione iniziale e continua dei medici e degli altri esercenti le professioni sanitarie comprende la formazione in materia di relazione e comunicazione con il paziente, di terapia del dolore e di cure palliative”. La legge prevede che “qualora il paziente esprima la rinuncia o il rifiuto di sanitari necessari alla propria sopravvivenza, il medico prospetta al paziente e, se questi acconsente, ai suoi familiari, le conseguenze di tale decisione e, (novità), le possibili alternative e promuove ogni azione di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica”.

La legge prevede finalmente la terapia del dolore (esiste già una legge del 15 marzo 2010, la numero 38 ma è pressoché sconosciuta). “Il medico deve adoperarsi per alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario. E’ sempre garantita un’appropriata terapia del dolore e l’erogazione delle cure palliative. Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua, in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente”.

Maggiore chiarezza sulle pratiche di nutrizione e idratazione artificiale. La legge li definisce “trattamenti sanitari” in quanto “somministrazione, su prescrizione medica, di nutrienti mediante dispositivi medici”. Se nelle Dat il paziente aveva espresso la rinuncia o il rifiuto dei trattamenti necessari alla propria sopravvivenza, “il medico prospetta al paziente e, se questi acconsente, ai suoi familiari, le conseguenze di tale decisione e le possibili alternative e promuove ogni azione di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica”. Nel disegno di legge del marzo 2017, invece, nutrizione e idratazione artificiale rientravano genericamente nelle disposizioni anticipate di trattamento.

Tra gli elementi più discutibili, abbiamo, invece, individuato i seguenti:

Questa legge rischia di introdurre nel pensiero generale l’idea che oramai si possa scegliere se morire oppure no, una sorta di “mentalità suicida” che rischia di inoculare un’idea sbagliata della provvedimento normativo.

Manca un passaggio più significativo circa il sostegno alle persone che percorrono ” l’ultimo miglio” in modo che le scelte siano davvero libere e consapevoli e non dettate dalla solitudine e dalla disperazione.

Ritenere che la medicina del futuro possa basarsi sulle disposizioni anticipate di trattamento sembra ingenuo e anche poco attendibile.

Una criticità potrebbe arrivare sul campo della privacy e sull’autenticità delle dichiarazioni anticipate di trattamento. Al momento non esiste un registro unico ufficiale che le raccolga. (Inform 21)

 

 

 

Incontro Bilaterale delle Commissioni episcopali per le migrazioni Italia – Svizzera

 

Si è svolto a Roma, nei giorni scorsi, presso la sede della Fondazione Migrantes, l’incontro bilaterale delle Delegazioni delle Conferenze Episcopali d’Italia e della Svizzera per le migrazioni. La delegazione italiana era guidata dal Presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni della Cei, S.E. Mons. Guerino di Tora (con lui il Direttore generale della Fondazione Migrantes, Don Gianni De Robertis). Per la Svizzera il Vescovo di Sion e Delegato della Migrazioni della Conferenza Episcopale Svizzera, S.E. Mons. Jean-Marie Lovey, il Prof. Dr. Patrick Renz, Direttore nazionale di Migratio della Conferenza Episcopale Svizzera e il coordinatore nazionale delle Missioni Cattoliche di Lingua Italiana in Svizzera, Don Carlo De Stasio.

Tra i temi al centro della discussione la preparazione dei sacerdoti per il servizio all’estero, la promozione di tematiche migratorie nella formazione dei sacerdoti, della situazione delle Missioni Cattoliche Italiane in Svizzera.

 

1. Durante l’incontro è stata ribadita la collaborazione tra le due Chiese, attraverso la Fondazione Migrantes e Migratio. Entrambi gli uffici hanno una lunga storia di collaborazione.

2. La presenza delle Missioni Cattoliche Italiane in Svizzera è così distribuita: Basilea, 21 comunità; Coira, 13 comunità; Lausanne, Ginevra, Friburgo (LGF), 11 comunità; St. Gallen, 4 comunità; Sion, 1 comunità. Nelle varie comunità partecipano non solo gli italiani ormai stabili in Svizzera ma anche tanti nuovi arrivati.

3. Al servizio della comunità italiane ci sono 54 sacerdoti: 33 diocesani e 21 religiosi. Tra loro ci sono anche sacerdoti di altra nazionalità che parlano bene l’italiano, hanno studiato e maturato esperienze pastorali in Italia e sono ben accolti dalle comunità di lingua italiana.

4. La maggior parte dei missionari ha chiesto personalmente al proprio ordinario di poter svolgere il servizio pastorale nelle missioni cattoliche di lingua italiana. Sono pochi i missionari che sono stati sollecitati dal proprio vescovo a tale missione.  La Migrantes si è impegnata a promuovere una serie di incontri nei Seminari teologici italiani per sensibilizzare i futuri sacerdoti al tema migratorio.

5. Durante l’incontro è emerso il bisogno per i nuovi missionari in emigrazione che arrivano dall’Italia in Svizzera, di avere il tempo necessario per poter apprendere la lingua del posto e inserirsi nel nuovo contesto sociale e ecclesiale. All’esame delle due Commissioni la possibilità per il “candidato” di espletare un corso propedeutico di sei mesi con tali finalità.

6. Oggi il coordinatore è impegnato nella “Coordinazione” al 50% del tempo a disposizione. Sarebbe opportuno valutare la possibilità di una maggiore percentuale di impegno lavorativo.

7. All’attenzione delle due Commissioni anche la possibilità di pensare, per le comunità più grandi, ad una fisionomia canonica più stabile come quella della “parrocchia personale”. Sono tre quelle già attive a Zurigo, Basilea e Winterthur.

8. Collaborazione attiva delle comunità di seconda e terza generazione nell’accoglienza dei migranti, rifugiati e richiedenti asilo e profughi oggi in Svizzera. Migrantes/Migratio, De.it.press 14/12

 

 

 

 

Tracciare sentieri di speranza e di pace

 

Visita del Papa in Myanmar e Bangladesh. La collaborazione fra le religioni necessaria per costruire un futuro migliore. Un forte appello ai giovani

 

  Viaggio non facile, quello del Papa in Myanmar e in Bangladesch, Paesi alquanto arretrati e con una politica burocratica e militarizzata. Specialmente il primo, l'ex Birmania, dove vivono 135 etnie, tra i più ricchi Paesi dell’Asia, disponendo di petrolio, gas naturale, risorse idriche, oro. Dove però la dittatura militare non facilita le riforme, tanto da far chiedere alla popolazione giovane più libertà e migliori opportunità economiche.

  La religione buddista, è praticata da almeno l'89% della popolazione, ogni paesello ha un monastero, i cui monaci sono riveriti pure dai non credenti che vi ricevono l’educazione morale ed intellettuale mentre ai Cristiani dal 1948 è proibito l’ingresso, come pure ai Musulmani, la cui etnia Rohingya è stata recentemente costretta, a causa delle persecuzioni delle forze militari governative, a scappare in Bangladesh.

  Nazione, questa, nata nel 1971 per distacco dal Pakistan. Nel 1975 fu dichiarata “Stato indipendente” dal primo Ministro Sheikh Mujibur Rahman, esponente della Lega Awami, ucciso dai militari nello stesso anno. Ne seguirono varie commissioni militari fin quando, nel 1986, il generale Hossain Mohamad Ershad promosse e vinse il referendum che legittimò il suo governo. La guerra indo-pakistana del 1971 che diede origine al Bangladesh (dove il 90% della popolazione è musulmana, l'8,2% induista, pochi i Buddisti e i Cristiani) fu un successo di Indira Gandhi che, per i numerosi contrasti che producevano difficoltà al vicino Pakistan, emanò la legge marziale dando origine all'Haryana, abitata dai seguaci della fede Indù, ed il Bangladesh, ove prevalsero i Punjabi, di culto Sikh.

  Tutti questi elementi storici, culturali e religiosi fanno rilevare l’importanza del viaggio del Papa, nonché i rischi che poteva corrervi. Pericoli dei quali non si è preoccupato, volendo piuttosto attirare l’attenzione del mondo sul dramma dei poveri e dei profughi e appoggiare quello che ha definito “l’arduo processo di costruzione della pace e della riconciliazione nazionale”. Un processo tuttavia che non si fa senza giustizia e che ha bisogno dell’appoggio della comunità internazionale.

  L’attenzione di Papa Francesco nei confronti dell’Asia, pari a quella di Giovanni Paolo II, dipende anche dalla sua convinzione che occorre una maggiore e continua evangelizzazione del continente asiatico, essendosi sempre dimostrato il più refrattario al cristianesimo, pochi infatti sono i cattolici in Myanmar e Bangladesh. Paesi nei quali imperano povertà, sfruttamento dei lavoratori, difficile convivenza tra le religioni, regimi alquanto totalitari e minacce (anche nucleari) alla pace. Una realtà con la quale Francesco ha sempre manifestato di volersi confrontare, come documentato dai suoi tentativi di dialogo con la Cina, dagli appelli alla pace e dalle esortazioni alle Chiese locali.

  Francesco ha chiesto “rispetto di tutte le minoranze”, pur senza nominare in Myanmar direttamente i perseguitati Rohingya. Alla fine però ha detto questa parola fatidica che tutti aspettavano. L’ha detta incontrando e accarezzando i volti di uomini e donne e bambini ai quali sono stati uccisi i familiari o che hanno dovuto fuggire braccati da militari. Il Papa ne ha incontrati 16 a Dacca ed ha pianto con loro. “Dio – ha detto Francesco – è anche Rohingya”. In Myanmar il Papa non ha usato la parola “Rohingya” ma ha parlato di tutte le minoranze che subiscono le stesse cose senza assurgere agli onori della cronaca. Ha detto che è necessaria la cittadinanza per tutti, la distribuzione della ricchezza, la collaborazione per edificare la pace nella società birmana. I decenni di dittatura militare hanno creato ferite gravi nella società, per cui ha chiesto a tutti di perdonare e di lavorare per la riconciliazione per allontanare la guerra in cui tutti sono perdenti.

  Per il Papa non è importante il tribunale mediatico e la condanna ma tracciare sentieri di pace e piste costruttive di speranza. E’ per questo che in entrambi i Paesi, in Myanmar e in Bangladesch, ha rivolto un forte appello ai giovani per sostenere il loro entusiasmo e proporre un cammino di speranza per il futuro. Il che significa non rintanarsi nel proprio gruppo etnico o religioso ma aprirsi all’incontro.

  La collaborazione fra religioni è l’altro pilastro del viaggio: con la maggioranza islamica in Bangladesch e con quella buddista in Myanmar è importante lavorare insieme per lo sviluppo, avendo a cuore il bene comune. Per questo Francesco ha voluto incontrarsi con i leader delle religioni e con loro ha condannato la violenza e il terrorismo che manipolano il nome di Dio, ma soprattutto ha spinto ad impegnarsi insieme per una società al cui centro vi sia l’uomo, a qualunque etnia appartenga. Un’ultima parola sui Cristiani, piccola minoranza nei due Paesi, spesso nel ciclone della persecuzione. Il Papa li ha elogiato perché, pur essendo un “granello di senapa”, danno ristoro alla popolazione e ai poveri. La stima di cui essi godono è dovuta anzitutto al loro servizio: scuole, ospedali, cooperazioni agricole e di lavoro. E in questo servizio la gente scopre con meraviglia l’amore di Gesù che si è fatto uomo per noi e per la nostra salvezza è disceso dal cielo. Egidio Todeschini, de.it.press

 

 

 

 

Scalabriniane: Europa responsabile grido d'aiuto che viene dall'Africa   

 

Roma - “L'Europa è direttamente responsabile del grido d'aiuto che sta venendo dai cittadini africani. Lo è perché se oggi l'Africa è ridotta in queste condizioni lo dobbiamo a secoli nel corso dei quali si è preferito impoverire e costruire confini piuttosto che far arricchire ed abbattere muri. Abbiamo il dovere morale di non fermarci all'assistenza di chi arriva ma di comprendere e capire chi non ne può più e decide di mollare la sua vita, i suoi affetti, chi rischia di morire nel lungo viaggio e viene sulle coste europee”. Lo ha detto in una nota suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabrinianeaggiungedo che "forse questo è il momento giusto in cui i singoli confini nazionali si abbattano, sia in Europa sia in Africa, e si inizino a mettere in pratica i verbi suggeriti da Papa Francesco, che sono 4 azioni ben concrete da essere compiuti a tutti i livelli: accogliere, proteggere, promuovere  e integrare i migranti e i rifugiati, oltre che impegnarsi con emergenze da risolvere come quelle della Libia – ha detto – Come giustamente ha ricordato Papa Francesco durante la messa dell'ultimo Natale, Giuseppe e Maria erano migranti: fuggivano per sopravvivere. Il loro modello di essere famiglia è un principio universale”. Mo 2

 

 

 

Papa alla Curia: "Basta complotti, sono un cancro"

 

"Superare quella squilibrata e degenere logica dei complotti o delle piccole cerchie che in realtà rappresentano - nonostante tutte le loro giustificazioni e buone intenzioni - un cancro che porta all’autoreferenzialità, che si infiltra anche negli organismi ecclesiastici in quanto tali, e in particolare nelle persone che vi operano". Papa Francesco non le manda a dire parlando alla Curia romana, in occasione degli auguri natalizi.

"Quando questo avviene - osserva - si perde la gioia del Vangelo, la gioia di comunicare il Cristo e di essere in comunione con Lui; si perde la generosità della nostra consacrazione".

Inoltre, una Curia "chiusa in sé stessa tradirebbe l’obiettivo della sua esistenza e cadrebbe nell’autoreferenzialità, condannandosi all’autodistruzione" dice Bergoglio che riserva parole forti anche ai 'traditori di fiducia' nella Chiesa.

Parlando alla Curia romana, Francesco osserva: "Permettetemi di spendere due parole su un altro pericolo, ossia quello dei traditori di fiducia o degli approfittatori della maternità della Chiesa, ossia le persone che vengono selezionate accuratamente per dare maggior vigore al corpo e alla riforma, ma - non comprendendo l’elevatezza della loro responsabilità - si lasciano corrompere dall’ambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente martiri del sistema, del 'Papa non informato', della 'vecchia guardia'…, invece di recitare il 'mea culpa'".

"Accanto a queste persone - osserva il Papa - ve ne sono poi altre che ancora operano nella Curia, alle quali si dà tutto il tempo per riprendere la giusta via, nella speranza che trovino nella pazienza della Chiesa un’opportunità per convertirsi e non per approfittarsene. Questo certamente senza dimenticare la stragrande parte di persone fedeli che vi lavorano con lodevole impegno, fedeltà, competenza, dedizione e anche tanta santità".

Bergoglio ha donato due libri ai cardinali ricevuti nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico per gli auguri natalizi. In particolare, il Pontefice ha regalato il volume 'Voglio vedere Dio', un trattato di teologia mistica e guida spirituale, scritto alla vigilia del Concilio Vaticano II da padre Maria Eugenio di Gesù Bambino (1894-1967) e 'La festa del perdono con papa Francesco', curato dalla Penitenzieria apostolica. Adnkronos 21.12.

 

 

 

La politica sia meno cinica sui migranti

 

Siamo ormai vicini alle elezioni e il clima politico si surriscalda nel Paese, con i partiti che, come al solito, danno il peggio di sé, pur di raccattare qualche voto in più. Ogni giorno, sempre più in basso, tra litigi, divisioni e insulti. In una confusione totale, che non lascia sperare nulla di buono per il Paese. Dell'interesse dei cittadini, nessun cenno. Così anche del problema del lavoro e del futuro dei giovani. Richiederebbero impegno, intelligenza, programmazione e visione di futuro. Troppa fatica. Più facile, allora, parlare alla pancia della gente. E speculare sulle loro paure. Basta un "capro espiatorio", e lì scaricare il malessere generale. Un irresponsabile populismo, che ha gioco facile con gli immigrati. Niente di meglio, quindi, che scatenare una guerra tra poveri: prima i nostri e poi gli altri. Anzi, questi farebbero bene a restare a casa loro! Nel frattempo, non si fa nulla per gli uni e per gli altri. Solo bieca propaganda. Peccato che, timorosi di perdere consensi, rincorrono questa scia anche quelli che, per ideali e tradizione, stavano con i più deboli.

Ai nostri intriganti politici, se si ritagliassero un momento di lucidità, farebbe bene la lettura del Messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale della pace, che si celebra il 1° gennaio 2018. Quest'anno il tema è dedicato ai "Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace", cioè oltre 250 milioni in tutto il mondo, «che cercano un luogo dove vivere in pace». E per trovarlo «sono disposti a rischiare la vita in un viaggio che in gran parte dei casi è lungo e pericoloso, a subire fatiche e sofferenze, ad affrontare reticolati e muri innalzati per tenerli lontani dalla meta». Non vengono da noi per un viaggio di piacere,ma costretti a fuggire e a lasciare le loro terre a causa delle guerre, delle persecuzioni, della fame, della povertà e del degrado ambientale. «In molti Paesi di destinazione», ammonisce papa Francesco, «si è largamente diffusa una retorica che enfatizza i rischi per la sicurezza nazionale o l'onere dell'accoglienza dei

nuovi arrivati, disprezzando così la dignità umana che si deve riconoscere a tutti, in quanto figli e figlie di Dio». E aggiunge: «Quanti fomentano la paura nei confronti dei migranti, magari a fini politici, anziché costruire la pace, seminano violenza, discriminazione razziale e xenofobia, che sono fonte di grande preoccupazione per tutti coloro che hanno a cuore la tutela di ogni essere umano». Parole nette e sagge, di fronte a un fenomeno migratorio che non è una emergenza, ma un fenomeno strutturale con cui dover fare i conti. Non, però, con la politica dello struzzo, con la testa sotto la sabbia, facendo finta di ignorare che in Italia già vivono sei milioni circa di stranieri; e che la nostra società-volenti o nolenti -, è già di fatto multietnica, multiculturale e multireligiosa.

Questa è la realtà da affrontare con umanità e civiltà, mettendo da parte le vuote ideologie. E trasformando quelle che vengono enfatizzate come minacce in opportunità per costruire un futuro di pace. O quella "convivialità delle differenze", come diceva don Tonino Bello, che distingue la civiltà di una nazione. «Tutti facciamo parte di una sola famiglia umana», ricorda il Papa, «migranti e popolazioni locali che li accolgono, e tutti hanno lo stesso diritto a usufruire dei beni della terra, la cui destinazione è universale». Spesso dimentichiamo che migranti e rifugiati «non arrivano a mani vuote: portano un carico di coraggio, capacità, energie e aspirazioni, oltre ai tesori delle loro culture native, e in questo modo arricchiscono la vita delle nazioni che li accolgono». Diceva Giovanni Paolo II: «Se si valorizza l'apporto dei migranti e dei rifugiati, l'umanità può divenire sempre più famiglia di tutti e la nostra terra una reale "casa comune"». Una politica meno cinica comincerebbe con il riconoscimento dello "ius soli". Vita Pastorale, gennaio

 

 

 

 

La festa natalizia alla Missione di Kempten

 

Kempten. Anche quest'anno – e a dispetto delle condizioni atmosferiche non troppo favorevoli – sono stati numerosi gli intervenuti alla tradizionale Festa di Natale della Missione Cattolica Italiana di Kempten, che ha avuto luogo, come di consuetudine, nella Parrocchia di St. Anton di Kempten, sabato 16 dicembre.

L'incontro, è stato organizzato dalla Segretaria della Missione, l'instancabile Signora Pina Baiano, coadiuvata validamente da alcuni componenti del Consiglio Parrocchiale della Missione Cattolica Italiana: i coniugi Gisella e Giampiero Trovato,  il Signor Sandro Fisicaro, l'Insegnante Federica Franzin,  affiancati anche da alcuni Membri del Direttivo del Circolo ACLI locale, e da altri volontari.

La Festa ha avuto inizio alle 17:00 con la Celebrazione della S. Messa da parte del Rettore della Missione, Padre  B. Zuchowski,  nella bella Chiesa Parrocchiale. Molto significativa e intonata a questa terza Domenica d'Avvento l'omelia di Padre Bruno tratta dal Vangelo di S. Giovanni (1,6-8 19-28), in cui Giovanni Battista, rispondendo alle domande di  Sacerdoti e Leviti, inviatigli dai Giudei da Gerusalemme, rispose: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, Colui che viene dopo di me: a Lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Annunciando così l'imminente venuta del Messia.

I vari momenti della liturgia sono stati intercalati da alcuni canti natalizi, accompagnati alla chitarra dal Presidente del Consiglio Pastorale della Missione, G. Trovato. Molto suggestivo il momento in cui il Celebrante ha invitato tutti i bambini presenti a porsi in cerchio davanti all'altare, per recitare insieme con lui e con il resto della Comunità il Padre Nostro.

Finita questa prima parte dell'incontro, P. Bruno – che è anche il Consigliere Spirituale delle ACLI Baviera e del Circolo ACLI di Kempten –  ha invitato gli intervenuti a recarsi nella vicina, ampia sala parrocchiale, dove sono stati accolti, nuovamente, da lui e da alcuni membri del Consiglio della Missione.

Ci sono stati quindi i tradizionali saluti: uno da parte di P. Bruno, che, oltre a dare nuovamente il benvenuto ai convenuti, e comunicato che in Febbraio si svolgeranno in tutta la Diocesi le elezioni per il rinnovo dei Consigli Parrocchiali, ha invitato i presenti a candidarsi, o a proporre candidature.  Infine ha letto un breve pensiero spirituale.

Quindi anche la Segretaria Baiano ha porto il suo saluto ai presenti; poi, dopo averli ringraziati  per la loro partecipazione, ha tenuto ad esprimere i suoi più vivi ringraziamenti a tutti coloro che nelle settimane precedenti l'avevano sostenuta nella preparazione della festa, come già da lei anticipato nel volantino del Programma.

Subito dopo il Presidente Trovato, dopo i suoi calorosi saluti e dopo aver dato alcuni avvisi sullo svolgimento della serata, ha anche mostrato due interessantissimi video. Tra questi uno dedicato al vero significato del Natale.

Successivamente ha preso la parola  il Dr. Fernando A. Grasso, Corrispondente Consolare di Kempten e dintorni, nonché Vicepresidente Vicario delle ACLI Baviera, che ha portato il saluto del Consolato Generale e quello del Rettore della Missione Cattolica Italiana di Monaco, P. Gabriele Parolin e della sua Comunità.

Grasso ha anche salutato i presenti a nome delle ACLI Baviera e del locale Circolo ACLI, comunicando pure che il 20 Gennaio prossimo,  sarà eletto e, in parte, confermato il nuovo Direttivo del Circolo ACLI di Kempten, di cui faranno parte anche alcuni Membri del Consiglio Pastorale.

Infine, prima di augurare una buona e allegra serata a tutti, il Corrispondente Consolare ha ricordato ai presenti gli orari di ricevimento del suo ufficio multifunzionale, dove, oltre al disbrigo di pratiche consolari, vengono trattati questioni di carattere pensionistico e sociale. A questo proposito ha anche distribuito ai presenti diversi avvisi di varia natura, le copie dei quali erano stati precedentemente affissi da lui stesso alle pareti della Sala.

E poi è arrivato il momento più atteso della serata: le esibizioni dei bambini della Missione. Molto belli, spiritosi e veramente intonati all'occasione i vari e numerosi interventi dei piccoli della Missione, che, con i loro canti, poesie, barzellette, brevi scenette,  e balli acrobatici  hanno riempito di sana gioia, non solo gli animi dei loro parenti, ma anche quelli di tutte le altre persone presenti. 

E: Dulcis in fundo è arrivato, finalmente, il gustosissimo, abbondante e variegato buffet a disposizione degli intervenuti. Non c'era che l'imbarazzo della scelta tra i numerosi manicaretti, preparati con molta fantasia e bravura dalle signore intervenute .

Simpaticissima e movimentatissima la tombola, che ha concluso la serata, e che è stata diretta,  in modo veramente esilarante dal Signor Fisicaro, assistito da un'impeccabile valletta. Una direzione, che, così come è stata condotta, ha lasciato tutti contenti, anche coloro che se ne sono tornati a casa a bocca asciutta, al contrario di un gruppetto, che essendosi accaparrati i biglietti più fortunati, ha fatto fatica a portare a casa i ricchi premi vinti. Uno dei presenti – non faccio il nome per discrezione – per compassione verso i più scalognati, o pensando di non aver bisogno di un premio vinto, lo ha generosamente restituito al Direttore della Tombola, per essere di nuovo messo in palio, scatenando, così, gli applausi del pubblico.

Tra i presenti già nominati, oltre a Padre Bruno, alla Signora Pina e Famiglia e alla Famiglia Trovato, che, per tutto il pomeriggio  – coadiuvati validamente da altri Membri della Comunità – si sono prodigati per rendere il pomeriggio veramente lieto ricordiamo: il Dr. F. A. Grasso, l'Ins. F. Franzin, il Signor V. Mattina, il Rag. Paolo Franco, che già da qualche tempo, si sta rendendo utile alla Comunità (Natale sei tu!). Tra gli altri intervenuti: il Corrispondente Consolare di Memmingen, Comm. A. Tortorici  e Consorte con alcuni Amici, il Cav. C. Mangano e Signora, i Signori: Emanuele, Caporale,  le Signore: Currenti, Maenza, D'Agate... e tanti, tanti altri cari Amici e Conoscenti...

Fernando A. Grasso, dip

 

 

 

 

Ethikrat warnt vor „besorgniserregenden“ Eingriffen ins menschliche Erbgut

 

Der Vorsitzende des Deutschen Ethikrats, Peter Dabrock, warnt davor, die Weiterentwicklung der Gentechnik allein der Wissenschaft zu überlassen. Forscher dürften in der Debatte um Eingriffe ins menschliche Erbgut nicht allein die Fakten setzen; notwendig sei eine intensive gesellschaftliche Debatte, sagte er am Dienstag dem Kölner Domradio.

Die neuesten Versuche zur Veränderung des menschlichen Erbgutes und zu Eingriffen in die menschliche Keimbahn in China und den USA seien „überaus besorgniserregend“, so der evangelische Theologe Dabrock. Zwar würden die Forschungsprojekte mit therapeutischen Zwecken begründet. Man müsse aber wohl davon ausgehen, „dass es wohl nicht mehr lange hin sein wird, bis tatsächlich das erste genetisch manipulierte Baby geboren wird“.

Der Ethikrat-Vorsitzende begrüßte, dass sich der Kölner Kardinal Rainer Maria Woelki in seiner Silvesterpredigt in die Debatte eingemischt und mit Blick auf die Menschenwürde die Einhaltung von Grenzen gefordert habe. Anders als Woelki lehne er aber Eingriffe ins Genmaterial und auch die Embryonenforschung nicht grundsätzlich ab, sagt Dabrock. Das geschehe jetzt schon aus therapeutischen Zwecken, etwa wenn genmanipuliertes Insulin für Diabeteskranke eingesetzt werde. Auch in der Pflanzen- und Tierzucht würde er die Methoden „generell nicht verteufeln“.

Woelki: Kein „Leben nach dem Baukastenprinzip“

Woelki hatte in seiner Predigt die sogenannte Genschere CRISPR und die Gentechnik zur Veränderung des menschlichen Erbguts massiv verurteilt. Darüber hinaus hatte er erklärt, es dürfe kein „Leben nach dem Baukastenprinzip“ geben. Menschen mit Krankheiten und Behinderungen gehörten „zum und ins Leben“ und verdienten ihre Chance auf dieses eine Leben. „Und das darf nicht das Produkt eines Designers sein, sondern eine unglaublich kostbare und unberechenbare Schöpfung Gottes.“

Mit dem neuen biotechnischen Verfahren der Genschere „CRISPR-Cas9“ können Wissenschaftler das Erbgut von Pflanzen, Tieren und Menschen gezielt verändern. Durch die mit einer „Hochpräzisions-Schere“ verglichene Technik können einzelne Gene oder kleinste DNA-Bausteine mit Hilfe zelleigener Enzyme eingefügt, verändert oder ausgeschaltet werden. Das gilt auch für die menschliche Keimbahn. Erstmals in der Wissenschaftsgeschichte rücken damit medizinische Eingriffe in den Bereich des Möglichen, die nicht allein einen einzelnen Menschen, sondern auch alle seine Nachkommen betreffen. Kritiker befürchten auch eine gezielte Züchtung von Menschen. (kna –pr 3)

 

 

 

 

Dialog- und Solidaritätsreise von Erzbischof Schick nach Kuba

 

Der Vorsitzende der Kommission Weltkirche der Deutschen Bischofskonferenz, Erzbischof Dr. Ludwig Schick (Bamberg), reist vom 7. bis 11. Januar 2018 zu einem Solidaritätsbesuch nach Kuba. Dort wird er sich über die Situation der Kirche und das Leben der katholischen Christen in dem sozialistisch regierten Land in der Karibik informieren. Dabei werden pastorale Fragen, die Bildungs- und Medienarbeit der Kirche sowie die Hilfsaktionen nach großen Katastrophen wie dem Hurrikan „Irma“ im September 2017 im Vordergrund stehen.

 

Während der Reise wird Erzbischof Schick unter anderem mit dem Ständigen Rat der Kubanischen Bischofskonferenz, mit dem Apostolischen Nuntius, Erzbischof Giorgio Lingua, sowie dem Botschafter der Bundesrepublik Deutschland, Thomas Karl Neisinger, zusammentreffen. Auch stehen Gespräche mit Vertretern der Caritas, der Ordensgemeinschaften und der katholischen Verbände auf dem Reiseprogramm. Mit mehreren Kirchengemeinden wird Erzbischof Schick Gottesdienste feiern.

 

Erzbischof Schick wird auf seiner Reise vom Hauptgeschäftsführer des katholischen Lateinamerika-Hilfswerks Adveniat, Pater Michael Heinz SVD, begleitet. Seit Jahrzehnten pflegt Adveniat gute Kontakte zu einer Vielzahl von kirchlichen Projektpartnern in Kuba.

 

Nach dem Besuch von Papst Franziskus in Kuba im Jahr 2015 zeichnete sich eine leichte Entspannung im Verhältnis zwischen der Kirche und der Regierung von Präsident Raúl Castro ab. Gleichwohl sind Festnahmen politisch Andersdenkender an der Tagesordnung. Auch die wirtschaftliche Blockade durch die USA trifft die Bevölkerung hart. dbk

 

 

 

 

Überleben der katholischen „Tagespost“ vorerst gesichert

 

Die Verantwortlichen der in Würzburg erscheinenden katholischen Zeitung „Die Tagespost“ schauen dank Leserspenden wieder optimistisch in die Zukunft.

Dem im November erfolgten Aufruf an die Leser und Abonnenten, das Blatt wegen einer wirtschaftlichen Schieflage finanziell zu unterstützen, sei eine „beispiellose Welle der Solidarität“ gefolgt, teilte der Johann Wilhelm Naumann Verlag am Dienstag in Würzburg mit. Die Rettungskampagne habe das angestrebte Ziel, die Deckungslücke von 287.000 Euro zu schließen, „deutlich erreicht“, wie der Chefredakteur und Geschäftsführer, Oliver Maksan, auf Nachfrage sagte.

Damit sei das Erscheinen der Zeitung über den Jahreswechsel hinaus ermöglicht und erste Zukunftsinvestitionen etwa für die neue Internetredaktion seien getätigt worden, erklärte Maksan. Beteiligt hätten sich an der Aktion „Rettet die Tagespost“ ausschließlich Einzelspender. Institutionelle kirchliche Geldgeber seien nicht dabei gewesen.

 

Gedruckt und online verfügbar 

Ab 4. Januar wird die Zeitung nur noch einmal pro Woche in gedruckter Form erscheinen, heißt es in der Erklärung. Ergänzend dazu berichte die Online-Redaktion tagesaktuell im Internet. Die gedruckte Fassung werde vier Bücher aufweisen, zusätzliche Ressorts zu Familie, Bildung, Neuevangelisierung sowie Glaube und Wissen, ein Wochenthema sowie neue Rubriken. So sei es gelungen, den langjährigen Redakteur der „Frankfurter Allgemeinen Zeitung“, Lorenz Jäger, zu gewinnen für eine Kolumne mit dem Titel „Exercitium“.

In die Neuausrichtung sei auch das Ergebnis einer Leserumfrage eingeflossen, hieß es. So hätten 99 Prozent aller Befragten die Einführung weiterer Schwerpunkte, etwa Glaubensvermittlung, Familie und Bildung, befürwortet. Das Blatt ist nach eigenen Angaben damit „das erste und einzige unabhängige katholische Medium“ in Deutschland, Österreich und der Schweiz, das tagesaktuellen Journalismus mit der vertieften Hintergrundberichterstattung einer Wochenzeitung verbinde.

Der Verlag investiere weiter in Redaktion und Lesergewinnung, hieß es. So müssten 2018 noch mindestens zehn Prozent zusätzliche Abonnenten gewonnen werden, um das nötige Wachstum zu erreichen. Experten hielten ein Marktpotenzial von bis zu 75.000 Lesern für realistisch. Derzeit erscheint die Zeitung nach eigenen Angaben mit rund 9.500 Exemplaren.

Eigentümerin der Zeitung ist seit 2017 die nach dem Gründerverleger benannte Stiftung Johann Wilhelm Naumann. Nach den Worten von Maksan gingen die Spenden der Leser ausschließlich an sie. Im Rahmen ihrer Satzung entscheide sie "über satzungskonforme Projekte zugunsten der Tagespost".  kap/kna 2

 

 

 

 

Sternsinger beim Papst: Ein außergewöhnliches Erlebnis

 

Alle Jahre wieder: mittlerweile zum 14. Mal war bei der Neujahrsmesse mit Papst Franziskus auch eine Gruppe Sternsinger dabei, bunt gemischt diesmal, denn die Kinder kamen nicht nur aus Deutschland, Österreich oder der Schweiz, sondern auch aus dem italienischen Südtirol, aus Ungarn, Rumänien und der Slowakei. „Gemeinsam gegen Kinderarbeit - in Indien und weltweit“, ist das Motto der diesjährigen Sternsingeraktion.

Theresa (11), Gabriel (13) und Theresa (12) aus dem Bistum Passau durften in ihren festlichen Gewändern auch an der Gabenprozession teilnehmen. In Begleitung von Klaus Krämer, dem Präsidenten des Kindermissionswerkes, waren sie anschließend an die Messe und das Angelusgebet auf dem Petersplatz bei uns zu Besuch. Christine Seuss hat mit ihnen gesprochen.

Hier zum Nachhören

Im Anschluss an den Segen auf dem Petersplatz wurden die Königinnen und Könige wieder selbst zu Segensbringern. „20*C+M+B+18“ schrieben sie an die Wohnungstüren der deutschen Kardinäle Gerhard Ludwig Müller und Walter Kasper. Empfangen wurden sie am Nachmittag auch von Annette Schavan, der deutschen Botschafterin beim Heiligen Stuhl. Insbesondere für die Sternsinger aus Würding bei Passau wurde der Neujahrstag zum Auftakt für ein sicherlich ereignisreiches Jahr. Am 28. Dezember ist ihre Heimatdiözese in Altötting Gastgeber der bundesweiten Eröffnung der nächsten Aktion Dreikönigssingen. Zahlreiche Mädchen und Jungen werden dann im Süden der Republik erwartet.

 

Mehr als eine Milliarde Euro, mehr als 71.700 Projekte

Träger der Aktion Dreikönigssingen sind das Kindermissionswerk ‚Die Sternsinger‘ und der Bund der Deutschen Katholischen Jugend (BDKJ). Seit ihrem Start 1959 hat sich die Aktion zur weltweit größten Solidaritätsaktion von Kindern für Kinder entwickelt. Mehr als eine Milliarde Euro wurden seither gesammelt, mehr als 71.700 Projekte und Hilfsprogramme für Kinder in Afrika, Lateinamerika, Asien, Ozeanien und Osteuropa unterstützt. Bei der 59. Aktion zum Jahresbeginn 2017 hatten die Mädchen und Jungen aus 10.328 Pfarrgemeinden, Schulen und Kindergärten rund 46,8 Millionen Euro gesammelt. Mit den Mitteln fördert die Aktion Dreikönigssingen weltweit Projekte in den Bereichen Bildung, Gesundheit, Pastoral, Ernährung, soziale Integration und Nothilfe.  (pm 1)

 

 

 

 

Nicht nur in Italien: Der „Vatikan" in Stuttgart

 

Da meinten wir, den Vatikan einigermaßen zu kennen und dachten, er sei in Rom und einmalig und unverwechselbar – doch nein, es gibt noch einen zweiten Vatikan: in Baden-Württemberg, mitten in Stuttgart-Bad Cannstatt.

Kirchenreporter Christian Turrey war dort und hat aus diesem ganz normalen Stadtviertel mit dem ungewöhnlichen Namen ein kleines Hörstück mitgebracht.

„Der Vatikan ist eine Siedlung, ein genossenschaftliches Bauprojekt um einen großen Innenhof, der 1905/06 entstand, und in dem angeblich besonders viele Katholiken gewohnt haben. Es sieht auch so abgeschlossen aus wie der Vatikan - und lag so weit weg von der Stadt wie früher der Vatikan von Rom.“

So erklärt der Historiker Olaf Schulze, warum es in Stuttgart-Bad Cannstatt eine Wohnsiedlung mit dem Namen Vatikan gibt. Einen Petersdom findet man im württembergischen Vatikan allerdings nicht:

„Die Kirche, da musste man ein bisschen in den Ort hinein, wenn man evangelisch war zur Lutherkirche oder wenn man katholisch war zur Liebfrauenkirche, die dann bald danach entstand, 1909. Es kann gut sein, dass hier viele Katholiken lebten und der Name dann so entstand.“

Anfang des 20. Jahrhunderte hatte der „Bau- und Sparverein der Eisenbahn- und Dampfschiffahrtsbeamten“ den Vatikan bauen lassen - eine viergeschossige Blockrandbebauung, von Straßen umgeben. Eine kleine Welt für sich:

„Damals haben die Architekten ganze Arbeit und gute Arbeit geleistet. Der große Innenhof, der vor zehn Jahren neu begrünt wurde, Spielplatz, Parkplätze, kleine Gärten dienten zur Selbstversorgung der Leute, die hier lebten. Man sieht hier schöne Erker mit Fachwerkbauten, alte Durchgänge, es gab früher eine Metzgerei, eine Bäckerei und einen Konsum-Laden, in dem man günstig Waren bekommen konnte, eine kleine Stadt für sich, im Prinzip ist ja auch der Vatikan eine Stadt für sich, insofern ergänzt sich das ganz gut.“

So wie im richtigen Vatikan Menschen aus der ganzen Welt leben, arbeiten oder auch nur zu Besuch kommen, zeigt sich auch der Cannstatter Vatikan vielfältig und bunt:

„Es gibt auch tatsächlich hier noch eine Sozialstruktur, die gemischt ist - hier leben nicht nur Menschen mit Migrationshintergrund, sondern teils welche, die schon zehn Jahre hier im Vatikan ihre Wohnung haben, und das zeigt, dass sich Menschen hier wohlfühlen.“

Menschen wie Johannes Wünsch, der uns erzählt, er wohne schon über 50 Jahre hier.

Im Hause des Herrn sind viele Wohnungen, und im Stuttgarter Vatikan auch: Über 175 Wohnungen gibt es im Vatikan, da braucht es auch im säkularen Vatikan durchaus Toleranz und Nächstenliebe, findet Herr Wünsch:

„Wenn die Kinder ein wenig schreien, ist doch normal, man kann doch miteinander schwätzen und sagen, du, das gefällt mir aber gar nicht, was du da machst.“

Soviel Gelassenheit lässt einen dann doch gleich an den berühmtesten Vatikan-Bewohner in Rom denken, an Papst Franziskus. Wenn der mal in den Stuttgarter Vatikan käme, wäre das eine echte Premiere, sagt Vatikankenner Olaf Schulze. So hohen Besuch gab's im schwäbischen Vatikan noch nie:

„Nicht, dass ich wüsste - aber es käme auf einen Versuch an, wenn er mal wieder in Stuttgart ist!“ Christian Turrey, vaticannews

 

 

 

Schönborn warnt vor Rechtsruck und Nationalismus in Europa

 

Dass Europa nach 70 Jahren des Aufeinander-Zugehens nun wieder auseinanderstrebt, „ist furchtbar kurzsichtig“: Diese Warnung hat Kardinal Christoph Schönborn im Interview mit dem „Don Bosco magazin“ geäußert.

Eine der größten Gefahren sei derzeit, dass in vielen Ländern Europas „nationalistische Tendenzen stark werden und rechte Parteien die Oberhand gewinnen“. Dass die EU „teilweise brüchig geworden“ sei, zeige sich u.a. am „Brexit“ und an separatistischen Bestrebungen wie in Katalonien.

Dabei sei die Europäische Union ein „beispielloses Friedensprojekt“, sie gründe auf Werten wie Achtung der Menschenwürde, Freiheit, Demokratie, Gleichheit, Rechtsstaatlichkeit und Wahrung der Menschenrechte, wies der Wiener Erzbischof hin. „Deshalb müssen wir ein deutliches Zeichen der hoffnungsvollen Solidarität mit der Europäischen Union setzen.“

Schönborn nannte es eine Aufgabe der Kirche, „Europa mit aufzubauen“. Dazu gehöre, dass sich Christen mit allen Kräften für mehr Solidarität, Frieden und Toleranz einsetzen. „Es gehört untrennbar zur Verkündigung des Evangeliums, Schwachen und Verletzten Trost und Hilfe zu geben und für mehr Menschenrechte einzutreten“, betonte der Vorsitzende der Österreichischen Bischofskonferenz. „Da sind gerade wir als Christen gefragt.“

„Beschämend“ nannte es Schönborn, dass es in der wichtigen Frage des Umgangs mit Flüchtlingen keinen Konsens gibt. Hier vermisse er eine gemeinsame europäische Lösung. Gleichzeitig äußerte der Kardinal „Verständnis für unterschiedliche Herangehensweisen“ in den einzelnen Staaten. Denn jedes Land habe seine eigene Geschichte und andere Erfahrungen mit Flüchtlingen gemacht.

Europa darf nicht am Fluchtthema scheitern

Österreich habe gute Erfahrungen mit Flüchtlingen aus Ungarn, der Tschechoslowakei und Ex-Jugoslawien gemacht, erinnerte Schönborn. „Wir haben mit sehr viel Großzügigkeit auf die Flüchtlingsnot reagiert, sind aber diesmal wohl überfordert gewesen, weil so viele Flüchtlinge nach Österreich und Deutschland wollten und eben nicht nach Ungarn oder Tschechien oder nach Polen.“ Doch nach „dramatisch hohen“ Flüchtlingszahlen im Herbst 2015 sei die Lage inzwischen „sehr viel ruhiger geworden“. Die entscheidende Frage ist nach der Überzeugung Schönborns nunmehr die Integration der Flüchtlinge.

Der Wiener Erzbischof appellierte, das europäische Friedens- und Integrationsprojekt dürfe nicht am Flucht- und Migrationsthema scheitern. „Denn das europäische Miteinander ist unvergleichlich besser als das europäische Gegeneinander, unter dem wir jahrhundertelang gelitten haben.“ (kap 4)

 

 

 

Neujahrspredigt. Papst ruft Christen zu Mitgefühl für Flüchtlinge auf

 

Rom. Papst Franziskus hat in seiner Neujahrspredigt dazu aufgerufen 2018 eine friedliche Welt zu bauen. Dabei nahm er erneut ausdrücklich Bezug auf die weltweite Flüchtlingskrise. Tägliche Momente stiller Andacht könnten helfen, sich auf das zu besinnen, "worauf es wirklich ankommt".

Die Menschen müssten "unnützen Ballast" wie "leeres Geschwätz" und banales Konsumdenken über Bord werfen, sagte Franziskus am Montag in der Messe im Petersdom. Er betete dafür, dass die Menschen "in diesem Jahr mit Großzügigkeit für eine Welt arbeiten, die einiger und einladender" vor allem auch für Flüchtlinge und Migranten sei. Anschließend begrüßte er auf dem Petersplatz 40.000 Pilger.

Alle müssten sich dafür einsetzen, dass "die Flüchtlinge, die Migranten, alle, eine Zukunft des Friedens haben". Die katholische Kirche feiert den 1. Januar auch als Weltfriedenstag. "Ich wünsche, wieder einmal, für die Brüder und Schwestern zu sprechen, die für ihre Zukunft einen Horizont des Friedens erflehen", sagte Franziskus.

"Dinge, auf die es wirklich ankommt"

"Für diesen Frieden, der das Recht eines jeden ist, sind viele bereit, ihr Leben auf einer Reise zu riskieren, die in der großen Mehrzahl der Fälle lang und gefährlich ist; bereit, Not und Leid auf sich zu nehmen." Der Papst betonte, dass die Suche nach Frieden für Hunderttausende Flüchtlinge in Afrika, dem Nahen Osten bis hin zu den aus Myanmar geflohenen Rohingya in Bangladesch im Mittelpunkt des Tages stünden.

Am Anfang eines neuen Jahres hätten "Christen auf ihrer Pilgerfahrt" das Bedürfnis sich neu auszurichten, "die Bürden der Vergangenheit hinter sich zu lassen und neu mit den Dingen anzufangen, auf die es wirklich ankommt". Um sich auf das Wesentliche besinnen zu können, sei ein täglicher Moment der stillen Andacht wichtig.

Das könne helfen, "unsere Freiheit davor zu schützen, von der Banalität des Konsumdenkens, dem Geschrei der Werbung, dem Strom leerer Worte und überwältigender Wellen leeren Geschwätzes und lauten Rufens zerfressen zu werden", sagte Franziskus. (csi/ap 1)

 

 

 

 

Italien: Lob für den Papst

 

Italiens scheidender Ministerpräsident Paolo Gentiloni hat Papst Franziskus als eine „außergewöhnliche Quelle der Inspiration“ gewürdigt.

Für eine weltliche Regierung wie die Italiens biete das Kirchenoberhaupt durch seine seelsorgliche Arbeit und seine Botschaften viele Anregungen, sagte Gentiloni bei einer Pressekonferenz zum Jahresende in Rom.

Momente der Enttäuschung

Es könne zwar auch „Momente der Enttäuschung“ geben; doch gebe es eine selbstverständliche Zusammenarbeit beider Staaten, wird der Politiker von italienischen Medien am Donnerstag zitiert.

Unterschiedliche Ansichten gebe es etwa über die Patientenverfügung, zu der die katholische Kirche eine andere Position habe, so der Regierungschef. Er attestierte der Kirche aber auch umgekehrt eine „Haltung großen Respekts gegenüber den Entscheidungen des italienischen Parlaments“.

Italien hatte im Dezember einen Gesetzentwurf zur Patientenverfügung verabschiedet. Demnach können Bürger für Ärzte und Krankenhäuser bindend festlegen, wie sie in schweren Krankheitsfällen behandelt werden wollen. Das schließt auch eine Ablehnung einzelner Therapiemaßnahmen sowie künstlicher Ernährung ein.

Gegen Therapie um jeden Preis

Die katholische Kirche ist gegen eine „Therapie um jeden Preis“, zählt jedoch künstliche Ernährung nicht dazu. Der Vatikan und die katholische Kirche in Italien fordern für Ärzte und Mitarbeiter katholischer Einrichtungen eine Widerspruchsmöglichkeit aus Gewissensgründen.

In Italien gab es bislang kein Gesetz zur Patientenverfügung, anders als etwa in Deutschland, Österreich oder der Schweiz. Der Gesetzentwurf war bereits im April von der Abgeordnetenkammer verabschiedet worden. Das Verfahren zog sich aber wegen mehrerer Änderungsanträge hin. (kap pr 29)

 

 

 

Dem Kirchensteuerzahler – Ein Dank

 

Katholiken, die regelmäßig in die Kirche gehen, blicken häufig auf sie herab: Besucher, die an Ostern und Weihnachten die üblicherweise mittelmäßig besetzten Kirchenbänke füllen, sonst aber nie gesehen werden. Deren Christsein scheint sich zweimal im Jahr Bahn zu brechen, außerdem bei Taufen, Firmungen, Hochzeiten und Beerdigungen. Ansonsten haben sie mit Kirche wenig zu tun.

Wenig, weil es noch etwas gibt, was sie mit der Kirche verbindet: die Kirchensteuer. Eine Einrichtung aus scheinbar vergangener Zeit, als der Staat die Kirche als Erziehungsanstalt und Kulturinstitut noch dringend nötig hatte und ihr nach der Säkularisation das Recht zusprach, einen verbindlichen Mitgliedsbeitrag zu erheben. Der Staat fand sich zur Mitte des vergangenen Jahrhunderts sogar bereit, diesen Mitgliedsbeitrag gegen eine Aufwandsentschädigung über die Finanzämter einzuziehen.

Faulen Kirchensteuerzahler

Es ist die Kirchensteuer, welche die Mehrheit der Deutschen noch mit der Kirche verbindet, obwohl die meisten von ihnen den Sonntag lieber ausschlafen und Sport treiben, als in die Messe zu gehen. Die Abgabe zeichnet die Kirche in Deutschland aus und macht sie zu einer der reichsten Gliedern des Katholizismus weltweit.

Dennoch ist die Kirchensteuer immer wieder der Kritik ausgesetzt. In den Augen der Gegner bildet sie den bequemen Sessel, in dem scheinbare Berufskatholiken sitzen und der ihren Missionseifer untergräbt, weil die finanzielle Absicherung nicht von der Lauheit der Kirchenmitglieder bedroht ist.

So wie es Argumente gegen die Abgabe gibt, so gibt es auch Anfragen an die Kirchensteuerkatholiken und ihren seltenen Kirchenbesuch. Für jemanden, der sich bemüht, seinen Glauben in sein Leben aktiv zu integrieren, kann so ein Verhalten für fragwürdig gelten. Deswegen blicken viele gerne auf sie herab.

Der für die Kirche und Gesellschaft

Aber kaum einer möchte zu einem Verein gehen, wo die meisten auf einen herabschauen. So sind die irritierten Blicke mancher Kirchgänger keine Einladung zum Verweilen für den Kirchensteuerkatholiken, der sich an Sonntagen in die Messe verirrt.

Zudem lässt sich schwer ausmachen, was sich im Verborgenen dieser Christen abspielt. Zwar erfüllen sie nicht die klassischen Milieuindikatoren. Mit der Zahlung ihrer Abgabe ermöglichen sie aber für die Gesellschaft und die Kirchgänger viel.

Zuvorderst wäre es nicht möglich, die Seelsorge nur aus den Beiträgen der sonntäglichen Messbesucher zu bezahlen. Denn der größte Teil des Budgets der Bistümer fließt in das Personal. Dank den anonymen Beitragszahler, die ihre Hilfe kaum in Anspruch nehmen, können sich professionelle Seelsorger ihrer Berufung und ihren Gläubigen widmen.

Des Weiteren pumpen die reichen Bistümer Deutschlands jährlich große Summen in die ärmere Weltkirche. Wer die dicken Akten an Dankesschreiben durchgeblättert hat, die in den Ordinariaten für Beihilfen an afrikanische, asiatische und amerikanische Bistümern eintreffen, bekommt ein ungefähres Bild von der Bedeutung solcher Unterstützung.

Hauptsache sie sind da

Aber auch in der Liturgie sind diese Christen präsent. Zwar erfüllen sie bei weitem nicht das Sonntagsgebot. Aber an den hohen Festtagen, bei Taufen, Hochzeiten, Firmungen sind sie präsent und füllen die Kirchenbänke. Für Priester und Ministranten, die nicht selten magere Besucherzahlen haben, eine kleine Freude.

Und auch was das Glaubenszeugnis angeht, kommen diese Christen nicht alltäglich, aber auf Aufforderung aus ihrem Schneckenhaus. Ein paar grobe Basics und eine ganz einfache Vorstellung wird den meisten Kindern noch mitgegeben. Und oft schicken die Eltern die Kinder auch zur Kommunion und zum Religionsunterricht.

Man kann viele Gründe finden, den Kirchensteuerchristen eine Intensivierung des Glaubenslebens anzuraten. Aber es gibt auch viele Gründe, ihnen dankbar zu sein. Daher an dieser Stelle dem Kirchensteuerzahler Danke für alles.

Maximilian Röll, kath.de 29.12

 

 

 

Deutschland: Sternsinger gegen Kinderarbeit in Indien

 

An diesem Freitag startet in Deutschland die Sternsinger-Aktion 2018. Die Initiative des Kindermissionswerkes steht dieses Mal unter dem Motto „Gemeinsam gegen Kinderarbeit in Indien – und weltweit“.

In den kommenden Tagen ziehen wieder Sternsinger von Haus zu Haus und sammeln Spenden für benachteiligte Kinder. Damit setzen die Sternsinger ein Zeichen gegen Kinderarbeit. Die Erlöse sind nicht nur für Projekte im Beispielland bestimmt, sondern fließen in Hilfsprojekte für Kinder rund um den Globus.

Kinder aus dem Bistum Münster haben sich über einen Film informiert, wie Kinder in Indien statt zur Schule zu gehen Ringe schmelzen oder Teppiche knüpfen und so zum Unterhalt der Familien beitragen. Viele deutsche Kinder sind geschockt, dass Kinder in Indien von morgens fünf bis abends acht Uhr arbeiten müssen – und deshalb wollen sie ihnen durch die Sternsinger-Aktion helfen.

Einige der Kinder erzählen uns, welche Erfahrungen sie beim Spendensammeln machen und weshalb sie an der Aktion teilnehmen.

Die Aktion Dreikönigssingen ist die weltweit größte Solidaritätsaktion von Kindern für Kinder. Rund 330.000 Kinder haben in Deutschland im vergangenen Jahr mitgemacht. Allein im Bistum Münster waren 30.000 Kinder unterwegs, darunter zum Beispiel 3.000 im Kreisdekanat Coesfeld, 3.400 im Kreisdekanat Steinfurt und 2.900 im Kreisdekanat Recklinghausen. (pm 28)

 

 

 

Papst an Taizé-Treffen: Gegenseitig bereichern statt einsam sein

 

Tausende Jugendliche aus ganz Europa treffen sich ab diesem Donnerstag in der Nordschweizer Stadt Basel, um an dem alljährlichen Jahresabschlusstreffen der ökumenischen Gemeinschaft von Taizé teilzunehmen. Auch der Papst richtete einige Grußworte an sie, wie Kardinalstaatssekretär Pietro Parolin bestätigt.

Mario Galgano – Vatikanstadt

 

Gerade zum Abschluss des Reformationsgedenkjahres sei es für die Jugend Europas wichtig, zusammenzukommen und sich gegenseitig zu bereichern. Protestanten, Katholiken und auch Orthodoxe müssten zusammenhalten, so der Papst an die Teilnehmer des Taizé-Treffens in Basel. Die Papst-Botschaft ist vom vatikanischen Kardinalstaatssekretär Pietro Parolin unterzeichnet.

Franziskus erinnert daran, dass es sich bereits um das 40. Treffen der ökumenischen Gemeinschaft handelt. Basel als Austragungsort sei ein europäischer Drehpunkt zwischen der Schweiz, Frankreich und Deutschland und somit Sinnbild für den Austausch der Freude und des Glaubens.

Im Gespräch mit Vatican News unterstreicht auch der Gastgeber des Treffens, der Prior von Taizé Frère Alois, dass die europäische Dimension ein wichtiges Element der Zusammenkunft sei.

„Wir sind nach Basel eingeladen worden, deshalb findet das europäische Treffen hier statt. Wir sind sehr froh darüber, weil nicht nur in der Stadt Basel, sondern auch in den angrenzenden Teilen Frankreichs und Deutschlands Begegnungen im Rahmen des Taizé-Treffens stattfinden“, so Frère Alois. Auch in anderen grenzübergreifenden Gegenden in Europa habe es bereits solche Treffen gegeben und werde es auch weiter geben. „Das ist etwas, das in Europa gewachsen ist, und dahinter zurück werden wir nie mehr gehen“, bekräftigte er.

Stadt der Reformation

Ein anderer Grund, weshalb Basel ausgewählt wurde: es handelt sich um eine Stadt der Reformation. „In diesem Jahr, wo wir ,500 Jahre Reformation´-Gedenkfeiern gehabt haben, wollen wir an diesem Jahresende noch einmal deutlich sagen, wie wichtig es ist, dass wir Christen heute zusammenkommen“, so Frère Alois. Ein Zeichen der Einheit zu geben, bedeute, „das Evangelium verständlich für Menschen von heute“ zu machen.

 

Friede und Freude

Wie der Papst in seiner Grußbotschaft betont, lautet das Thema des Treffens „Freude“. Es handele sich um eine Freude, die nicht vergeht, so der Gastgeber aus Taizé. Frère Alois: „Wie können wir in der Quelle des Evangeliums die Freude entdecken, die von der Liebe Gottes kommt, die für jeden Menschen da ist? Mir scheint es wichtig, dass wir die Quellen des Evangeliums frei legen, dass wir den Glauben vertiefen. In dieser Glaubensvertiefung entdecken wir eine Freude, die nicht eine Flucht vor den Problemen dieser Welt ist, sondern ganz im Gegenteil eine Freude, die uns den Mut gibt, die Augen auf zu machen und zu den Menschen zu gehen, die unsere Hilfe brauchen.“

 

Flüchtlinge

Schaut man auf das zu Ende gehende Jahr zurück, so war wohl das Flüchtlingsthema das prägendste Element in und für Europa. „In all unseren Ländern in Europa gibt es große Veränderungen. Sicher ist die große Zahl der Flüchtlinge eine der Veränderungen, die noch stärker werden wird“, sagt dazu Frère Alois: „Wir müssen überlegen, wie wir auf diese Veränderung eingehen, und das bedeutet auch ganz konkret, auf die Menschen zuzugehen, die jetzt schon da sind“, fügt er an.

 

Und er richtet sich an alle Jugendlichen: „Nehmt persönlichen Kontakt auf zu einem Migranten, um seine Situation besser zu verstehen.“ Diese Menschen bräuchten nicht nur materielle und administrative Hilfen, sondern sie bräuchten genauso „ein offenes Ohr und ein offenes Herz“, um ihre Situation zu verstehen. „Wenn wir das nicht verstärken, werden wir die Probleme, die natürlich mit dieser großen Flüchtlingswelle auf uns zukommen, nicht meistern können“, so der Prior der Taizé-Gemeinschaft. VN 28

 

 

 

 

Erfolg für „Prediger-App“ des Vatikans

 

Der Präfekt der Klerus-Kongregation, Kardinal Beniamo Stella, ist hocherfreut: die neue App, die Priestern bei der Vorbereitung auf ihre Predigt helfen soll, ist ein voller Erfolg. Mario Galgano

 

Vatikanstadt. Die neuen Technologien können für Priester ein Segen sein. Davon ist auch der Kurienkardinal und für den Klerus zuständige Präfekt Beniamino Stella überzeugt. Im Gespräch mit Vatican News erläutert er, weshalb die Clerus-App schon jetzt ein Erfolg ist – die Smartphone-Anwendung wurde erst vor wenigen Tagen gestartet:

„Priester eine Hilfestellung an die Hand zu geben, macht sehr viel Sinn, denn sie sind bereits jetzt mit vielen Aufgaben und Verpflichtungen beschäftigt. Da kommt dann schnell der Samstag und da muss man sich auf die Predigt für die Sonntagsmesse vorbereiten“, so Kardinal Stella. Es komme sogar vor, dass man wegen der vielen Termine und Arbeit auch unvorbereitet eine Predigt halte. Dies sei aber nicht empfehlenswert, und deshalb habe sein Dikasterium die App ins Leben rufen wollen.

„Diese Smartphone-Anwendung – Clerus-App – will sozusagen eine Hilfe für jene vielbeschäftigten Priester sein, damit sie auch eine gute Predigt halten können. Eine Predigthilfe zur Seite zu haben, ist eine Entlastung, aber auch gleichzeitig eine Hilfe, um die richtigen Worte für die Gläubigen zu finden“, erläutert der italienische Kurienkardinal.

Seine Empfehlung an die Priester lautet, dass sie mindestens eine Stunde Vorbereitung für die Predigt einsetzten sollten. Es sei falsch, die Predigt als „improvisierte Rede“ oder gar als „Verbreitung persönlicher Befindlichkeiten“ zu missbrauchen.

Die Clerus-App stellt jeweils ab Donnerstag eine Auslegung für das Evangelium des folgenden Sonntags auf dem Smartphone bereit. Entwickelt wurde die Predigthilfe von der Kleruskongregation von Kardinal Stella gemeinsam mit dem päpstlichen Sekretariat für die Kommunikation. Die App verfügt über ein vergrößerbares Schriftbild, eine Vorlesefunktion und die Möglichkeit, Notizen einzufügen. Zudem lassen sich die Predigthilfen herunterladen oder an andere Nutzer weiterleiten. Erhältlich ist die App vorerst nur in einer italienischen Version im Google Play Store für Android. Eine Version für Apple soll folgen. Ob die App auch in anderen Sprachen zur Verfügung stehen soll, wird derzeit geprüft. vn 5

 

 

 

 

Die Angst geht um

 

Trumps Aufruf, die Hauptstadt Israels zu verlegen, hat die christlichen Oberhäupter im Nahen Osten schockiert. Die Angst weiterer Anschläge gegen Kirchen geht um. Im Orient ist die Lage ohnehin schon prekär. Trumps Aktion jedoch destabilisiert die Region noch viel mehr.

Trump will die US Botschaft von Tel Aviv nach Jerusalem verlagern. Zugleich erkennt er Jerusalem als israelische Hauptstadt an. Ein Unding für Palästinenser. Zuerst wurde im Sechs-Tage-Krieg 1967 Ostjerusalem annektiert, was die zweite Intifada, einen Angriff Palästinas gegen Israel, auslöste. Nun verlagert Israel die Hauptstadt und findet einen mächtigen Verbündeten: US Präsident Trump. Der Aufruf zur dritten Intifada ließ nicht lange auf sich warten und die Lage in Jerusalem verschärfte sich zunehmend.

Religionen feinden sich an

Jerusalem, als Begegnungsstätte der Christen, Juden und Moslems, ist den Religionsgemeinschaften heilig. Ob die Grabeskirche, die Klagemauer oder die Al-Aksa-Moschee: Alle Religionen sind vertreten. Friede herrschte aber nie. Sei es zwischen den christlichen Konfessionen, die sich in der Grabeskirche regelmäßig, teilweise auch handgreifliche, Auseinandersetzungen liefern oder sei es der Kampf Palästinas gegen Israel, in dem sich in erster Linie zwei politische Parteien bekriegen.

Jedoch hat dieser Streit auch religiöse Dimensionen. Die größtenteils muslimischen Palästinenser und das jüdische Israel bekriegen sich um Ost-Jerusalem. In beiden Staaten ist die Religion stark verankert. Die Stadt, die beiden Religionen heilig ist, soll von den Juden eingenommen werden und das mit Hilfe des Westens. Muslime wittern eine Verschwörung gegen den Islam und Gläubige aus aller Welt sind deswegen erzürnt.

Christen haben Angst

Bischof Damian aus dem Kloster Höxter in Deutschland, drückte seine Besorgnis aus. Der Zorn der muslimischen Gläubigen richtet sich gegen den Westen. Das Christentum wird, besonders in Ägypten, als westliche Institution gesehen. Genau das wird den orthodoxen Kopten zum Verhängnis. Schon seit Jahren leiden Christen im Nahen Osten. Nun wird sich die Gewalt weiter ausbreiten und noch mehr Kirchen treffen.

Ob Klöster oder Kirchen, alle größeren Versammlungen sind in Gefahr und das nicht nur in Jerusalem. Die Gewalt gegen die christlichen Glaubensgemeinschaften, wird sich in der ganzen Welt erstrecken. Moslems haben nun die Sorge, dass sie zu ihren heiligen Stätten nicht mehr vorgelassen werden. Dieser Sorge wird nun Ausdruck verliehen, indem man die westlichen Institutionen angreift.

Sind Kirchen in Deutschland in Gefahr?

Da zu vermuten ist, dass Angriffe gegen Kirchen außerhalb des Nahen Ostens zunehmen werden, ist die Lage in Deutschland ungewiss. Jedoch ist die Gefahr außerhalb von islamischen Staaten weitgehend ungefährlich. Der Großteil der muslimischen Einwanderer oder Menschen mit Migrationshintergrund aus islamischen Ländern in Deutschland, sind weitaus säkularer als meist in den Medien dargestellt. Das belegt die Sinusstudie, welche Migranten bezüglich ihrer Religionszugehörigkeit befragt hat. Dabei gaben nur 51% der Jugendlichen an, eine tiefe Verbundenheit zu ihrer Religion zu haben. 84% geben sogar an, dass Religion Privatsache sei.

Die Gefahr ist in Deutschland sicherlich nicht gebannt, jedoch sollte Ruhe bewahrt werden. Dennoch sollten Gläubige tagtäglich dafür beten und hoffen, dass Glaubensanhänger, egal welcher Religion, im Nahen Osten vor jeglichem Krieg und Leid verschont bleiben. Denn besonders dort ist die Not am größten und es besteht zurzeit keine Aussicht darauf, dass sich die Lage, besonders in Jerusalem, bessern wird. Alexander Radej, Kath.de

 

 

 

Glaubenswechsel als „Nagelprobe der Religionsfreiheit“

 

Deutsche Bischofskonferenz und Evangelische Kirche in Deutschland veröffentlichen „Ökumenischen Bericht zur Religionsfreiheit von Christen weltweit“

 

Das Menschenrecht auf Religionsfreiheit steht nach wie vor weltweit unter Druck. Christen sind davon besonders betroffen. Darauf haben heute (15. Dezember 2017) in Berlin die Auslandsbischöfin der Evangelischen Kirche in Deutschland (EKD), Petra Bosse-Huber, und der Vorsitzende der Kommission Weltkirche der Deutschen Bischofskonferenz, Erzbischof Dr. Ludwig Schick (Bamberg), aufmerksam gemacht. Beide Kirchen haben zum zweiten Mal gemeinsam einen „Ökumenischen Bericht zur Religionsfreiheit von Christen weltweit“ veröffentlicht.

 

Der Bericht gibt einen Überblick zur globalen Lage des Menschenrechts auf Religionsfreiheit und zeigt, in welchem Maße und auf welche Weise die religiöse Freiheit von Christen in vielen Ländern und Regionen missachtet oder eingeschränkt wird. „Viele leben in Bedrängung und müssen Diskriminierung erfahren. Ihnen, unseren Schwestern und Brüdern im Glauben, gilt die besondere Solidarität der Kirchen in Deutschland. Und ich möchte gleich hinzufügen: Dieses Engagement schließt immer den Einsatz für alle Menschen ein, die um ihres Glaubens willen verfolgt werden. Unser Einsatz für die Christen ist exemplarisch, aber nicht exklusiv“, erklärte Erzbischof Schick. „Menschen müssen praktizieren können und öffentlich zeigen und bekennen dürfen, woran sie glauben und was ihnen heilig ist“, so Bischöfin Petra Bosse-Huber. „In unseren säkularisierten westlichen Gesellschaften können wir uns oft kaum vorstellen, was es bedeutet, wenn Menschen daran gehindert werden, einen Gottesdienst zu besuchen oder mit anderen die Bibel lesen und verstehen zu wollen. Aber genau das ist in anderen Teilen der Welt oft bitterer Alltag von Christen.”

 

Dem Ökumenischen Bericht zufolge ist die Situation von Christen im Nahen Osten nach wie vor besonders bedrängend. Aufgrund langfristiger Trends und der Auswirkungen der Terrorherrschaft des sogenannten Islamischen Staates droht in einigen Ländern ein Ende der christlichen Präsenz. Auch in Teilen Subsahara-Afrikas, etwa im Norden Nigerias, werden Christen Opfer islamistischer Gewalttäter. Daneben stehen autoritär regierte Länder (z. B. China, Vietnam und Nachfolgestaaten der Sowjetunion), die religiöse Aktivitäten der staatlichen Herrschaft unterstellen wollen und sie deshalb engmaschig überwachen und einschränken. In den zurückliegenden Jahren hat darüber hinaus Repression gegen bestimmte Religionen zur Förderung eines traditionellen religiös-kulturellen Erbes an Bedeutung gewonnen; Myanmar und Indien werden in dem Bericht als Beispiele für diesen „kulturalistischen“ Trend angeführt. Der Ökumenische Bericht richtet die Aufmerksamkeit aber auch auf Europa, wo religiöse Zeichen und Bekenntnisse zunehmend aus dem öffentlichen Bereich (z. B. aus Schulen) verbannt werden.

 

Schwerpunktthema des von den Kirchen vorgelegten Berichts ist das Recht, den Glauben zu wechseln und einen neuen Glauben anzunehmen. Nach den internationalen Menschenrechtskonventionen handelt es sich dabei um einen integralen Bestandteil der Religionsfreiheit. Der Ökumenische Bericht spricht von einer „Nagelprobe der Religionsfreiheit“. Bischöfin Bosse-Huber betonte die Bedeutung, die diesem Thema beizumessen ist: „In manchen islamisch/islamistisch geprägten Ländern ist jeglicher Glaubenswechsel verboten. Wenn also jemand vom Muslim zum Christ wird, dann kann dies lebensgefährlich werden.“ So könnten sich etwa im Iran Menschen dann nur im Verborgenen zur Kirche bekennen und seien dennoch in höchstem Maße gefährdet. Autor des inhaltlichen Schwerpunkts im Bericht ist Prof. Dr. Heiner Bielefeldt, Professor für Menschenrechte und Menschenrechtspolitik an der Universität Erlangen-Nürnberg und ehemaliger UN-Sonderberichterstatter für Religions- und Glaubensfreiheit.

 

Dem Ökumenischen Bericht liegt die Auswertung einer Vielzahl wissenschaftlicher Veröffentlichungen zugrunde. Auf quantitative Einordnungen wird aus methodischen Gründen weitgehend verzichtet. „Für genaue Angaben über die Zahl der weltweit verfolgten Christen ist ein weitaus komplexeres wissenschaftliches Instrumentarium notwendig, als es bislang vorgelegt wurde. Unser ‚Ökumenischer Bericht zur Religionsfreiheit von Christen weltweit‘ legt den Schwerpunkt auf die Erforschung der Ursachen von Bedrängnis und Verfolgung von Christen“, so Erzbischof Schick. Es werden „Strukturen und Kontexte der Verletzung des Menschenrechts auf Religionsfreiheit aufgezeigt, damit kirchliches und politisches Handeln die Lage der Betroffenen verbessern kann“, ergänzte Bischöfin Bosse-Huber.

 

Die Veröffentlichung des Ökumenischen Berichts ist Teil der breit angelegten Bemühungen beiden großen Kirchen in Deutschland, auf die Situation bedrängter Christen aufmerksam zu machen und die Betroffenen zu unterstützen. Die jährlichen Fürbitten der evangelischen Kirche am zweiten Sonntag der Passionszeit (Reminiszere) sowie der katholische Gebetstag für verfolgte und bedrängte Christen am 26. Dezember (Stephanustag) stellen wichtige Aktivitäten in den Ortsgemeinden dar. Daneben halten die Kirchen regelmäßig die Öffentlichkeit informiert, setzen sich durch direkte Interventionen bei Botschaftern und Regierungen für die notleidenden Glaubensgeschwister ein, unterstützen die unter Druck stehenden Kirchen materiell und suchen das Gespräch mit politisch Verantwortlichen in Deutschland und Europa. Dbk 15.12

 

 

 

Generalaudienz: Papst gegen verkaufsoffene Sonntage

 

Papst Franziskus lädt die Gläubigen ein, den Besuch der Sonntagsmesse wieder ernster zu nehmen. Bei seiner Generalaudienz im Vatikan sprach er sich am Mittwoch außerdem gegen verkaufsoffene Sonntage aus.

„Warum gehen wir am Sonntag in die Messe?“ Das war der Ausgangspunkt der Katechese des Papstes. Seine Antwort: Die sonntägliche Eucharistiefeier stehe, darauf weise auch der Weltkatechismus hin, im Zentrum des Lebens der Kirche. „Wir Christen gehen am Sonntag in die Messe, um dem auferstandenen Herrn zu begegnen, um sein Wort zu hören, uns an seinem Tisch zu nähren und um dadurch Kirche zu werden, also sein mystischer Leib, der in der Welt lebt.“

Die Jünger Jesu hätten das von Anfang an so gesehen: Ihre „eucharistische Begegnung mit dem Herrn“ hätten sie bewusst auf den – aus jüdischer Sicht – ersten Tag der Woche gelegt, den Tag also, an dem der auferstandene Jesus den Seinen erschienen war.

Die Messe macht den Sonntag zum Sonntag

„Auch die große Ausgießung des Heiligen Geistes an Pfingsten geschah sonntags – am fünfzigsten Tag nach der Auferstehung Jesu. Darum ist der Sonntag für uns ein heiliger Tag: geheiligt durch die Eucharistiefeier, lebendige Gegenwart des Herrn unter uns und für uns. Es ist also die Messe, die den christlichen Sonntag ausmacht – der Sonntag der Christen kreist um die Messe. Was für ein Sonntag ist das denn für einen Christen, wenn die Begegnung mit dem Herrn fehlt?“

Dazu würden Katholiken in der Diaspora jetzt sagen: Woher nehmen und nicht stehlen? Nicht nur im Amazonasgebiet in Lateinamerika, sondern auch mitten in Deutschland ist es oft schwer, eine katholische Sonntagsmesse in der Nähe zu haben, erst recht in Zeiten des Pfarreien-Zusammenlegens zu Großverbänden.

Franziskus kennt diese Einwände: Ja, es gebe leider „christliche Gemeinschaften, die nicht jeden Sonntag in den Genuss einer Messe“ kämen. „Auch sie sind aber an diesem heiligen Tag dazu aufgerufen, sich im Namen des Herrn im Gebet zu versammeln, das Wort Gottes zu hören und die Sehnsucht nach der Eucharistie lebendig zu erhalten.“ Sogenannte priesterlose Gottesdienste sind damit gemeint.

Den Sinn für das Feiern wieder entdecken

„Einige säkularisierte Gesellschaften haben den christlichen Sinn des Sonntags, der von der Eucharistie sein Licht erhält, verloren – das ist schade! In einem solchen Umfeld ist es nötig, dieses Bewusstsein wiederzubeleben und den Sinn des Festes wieder zu verstehen. Nicht den Sinn des Festes verlieren… Den Sinn der Freude, der Pfarrei-Gemeinschaft, der Solidarität, der Ruhe, die Geist und Seele erfrischt. Die Eucharistie ist, Sonntag für Sonntag, eine Lehrerin dieser Werte.“

Der disruptive, erholende Charakter des Sonntags ist am meisten bedroht, wenn die Läden auch am Tag des Herrn offenbleiben und immer mehr Menschen arbeiten müssen. „In den ersten Jahrhunderten gab es keine Sonntagsruhe – das ist ein spezifisch christlicher Beitrag. Der biblischen Tradition entsprechend ruhten die Juden am Samstag, während in der römischen Gesellschaft kein Tag vorgesehen war, um Sklavenarbeiten einmal auszusetzen. Es war der christliche Sinn für ein Leben als Söhne und nicht als Sklaven, genährt von der Eucharistie, der aus dem Sonntag fast weltweit den Ruhetag machte!“

Und diesen christlichen Sinn für den Sonntag als Ruhetag gilt es, so fordert Papst Franziskus, wiederzugewinnen. „Ohne Christus sind wir dazu verurteilt, von der Müdigkeit des Alltags, seinen Sorgen und der Angst vor dem Morgen dominiert zu werden. Das sonntägliche Treffen mit dem Herrn gibt uns die Kraft, das Heute mit Zuversicht und Mut zu leben und voller Hoffnung voranzugehen.“

Wir gehen nicht in die Messe, um Gott etwas zu geben

Aber Papst Franziskus ist ein realistischer Mensch: Er weiß auch, dass es viele Christen gibt, die sagen, so wichtig sei die Sonntagsmesse ja auch wieder nicht – eigentlich komme es doch auf die Nächstenliebe und auf das richtige Handeln an. Was könne man denn darauf antworten?, fragte der Papst. Und versuchte sich gleich an so einer Antwort.

„Es stimmt ja, dass die Qualität des christlichen Lebens sich an der Fähigkeit zu lieben misst. Jesus hat das selbst klar gesagt: Daran würden alle erkennen, dass sie seine Jünger seien – dass sie einander liebten (vgl. Joh 13,35). Aber wie können wir denn das Evangelium praktizieren, ohne dass wir uns aus der Quelle der Eucharistie, Sonntag für Sonntag, die nötige Energie dazu holen? Wir gehen nicht in die Messe, um Gott etwas zu geben, sondern um von ihm das zu bekommen, was wir wirklich brauchen!“

Es reiche nicht, in die Sonntagsmesse zu gehen, einfach weil das eine kirchliche Vorschrift sei, bündelte Franziskus das bisher Gesagte. „Das hilft zwar, den Wert dieser Vorschrift zu bewahren, aber es reicht nicht aus. Wir Christen brauchen die Sonntagsmesse, weil wir nur mit der Gnade Jesu, mit seiner lebendigen Gegenwart in uns und durch uns, sein Gebot (der Nächstenliebe) in die Tat umsetzen können. Und nur so können wir glaubwürdige Zeugen sein für ihn.“

(rv 13.12.)

 

 

 

 

Italien: Übertriebene Therapie nicht besser als Euthanasie

 

Wie es so ist, manchmal lösen Papstworte durchaus hitzige Diskussionen aus. Doch oftmals werden die Worte des Papstes – mehr oder weniger bewusst - falsch und aus dem Kontext gerissen wiedergegeben. So titelten vor nicht allzu langer Zeit vor allem italienische Medien, der Papst habe in Bezug auf die kirchliche Haltung zum Umgang mit sterbenden Menschen „eine Kehrtwende“ eingeläutet und stünde sogar für Suizidbeihilfe ein. Das stimmt nicht, betont der Vorsitzende der Italienischen Bischofskonferenz, Kardinal Gualtiero Bassetti, Erzbischof von Perugia, gegenüber Radio Vatikan an diesem Dienstag.

Hintergrund des Missverständnisses ist eine Botschaft des Papstes an die Teilnehmer einer Tagung, die sich Mitte November im Vatikan mit Fragen rund um das Lebensende beschäftigte. Da ging Franziskus auf den Umgang mit schwerstkranken Menschen ein und rief dazu auf, bei aussichtslosen Fällen nicht um jeden Preis medizinisch weiter zu behandeln. Am Montag hatte nun der Vatikan die Papst-Botschaft zum Welttag der Kranken, der jeweils am 18. Februar 2018 begannen wird, veröffentlicht. Diese Botschaft zeige konkret auf, wie es der Papst „und die katholische Kirche“ konkret beim Umgang mit Patienten meinen, so Kardinal Bassetti. In der Botschaft zum Weltkrankentag warnt der Papst katholische Krankenhäuser vor dem „Risiko einer Betriebsmentalität“, die nur den Profit und nicht den Patienten vor Augen hätte.

„Was der Papst der Akademie für das Leben sagte, fügt sich in das ein, was die Kirche für die Menschen wünscht und zwar, dass die Bedingungen für Sterbende so menschlich wie möglich sind. Es ist aber nicht immer leicht, von vornherein die klare Grenze zwischen übertriebenen lebensverlängernde Therapien und Euthanasie zu unterscheiden. Deshalb ist es wichtig, dass jene, die zu einem bestimmten Zeitpunkt entscheiden müssen, wie sie medizinisch handeln sollen, sowohl den Willen des Patienten als auch die Kompetenzen des Arztes in Betracht ziehen. Diese Unterscheidungskraft muss also den richtigen Ausgleich zwischen der Pflege und dem Patientenwillen beachten. Das darf aber niemals zu einer ,Wegwerfkultur´ verkommen, wie Papst Franziskus es mehrmals angeprangert hat.“

Sterben sei ein Moment im menschlichen Leben, „in der man an der Grenze der eigenen Existenz“ angelange, fügt Kardinal Bassetti an. Da kämen all die Schwächen zum Vorschein, aber auch die Tatsache, dass man von anderen Menschen abhänge.

„Dazu gehört auch die Abhängigkeit von Gott. Eine solche Situation ruft jene Nähe der Pflege und Gefühle in den Vordergrund, die man vor allem in der palliativen Pflege kennt. … Da geht es darum, auf jene Therapien zu verzichten, die nicht gerechtfertigt sind, weil sie die Bedingungen des Patienten nicht sonderlich verbessern. Damit meine ich aber sicherlich nicht, dass der Patient keine Nahrung und Trinken oder hygienische Pflege mehr bekommen soll.“

(rv 12.12.)